Novità Fiscali 2024: IRPEF, Bonus e Agevolazioni per Risparmiare


La Legge di Bilancio 2024 ha introdotto delle novità in materia fiscale e di bonus che potrebbero aiutarti a risparmiare – un’ottima notizia, a patto di riuscire a districarsi tra questi temi complessi 😅

Proprio per questo noi di Switcho abbiamo pensato di darti una mano a fare chiarezza: in questa guida completa, ma allo stesso tempo semplice e dritta al punto, scoprirai tutto ciò che serve sapere.

Indice

Come funziona la riforma dell’IRPEF

In Italia la tassa sul reddito non è uguale per tutti, ma varia in base allo scaglione (o fascia di reddito) di appartenenza. In altre parole: più si guadagna, più tasse si pagano.

La Legge di Bilancio 2024 ha modificato gli scaglioni IRPEF rispetto al 2023. L’obiettivo? Dare sostegno alle persone con redditi medi tramite la riduzione dell’aliquota dal 25% al 23%. Come puoi vedere in questa tabella, infatti, i primi due scaglioni di reddito sono stati unificati 👇

👉 CHI GUADAGNA DI PIÙ DALLA RIFORMA?

La manovra impatta tutti i redditi superiori a 15mila euro, il cui guadagno “extra” si alza progressivamente raggiungendo un massimo di 260€ per i redditi dai 28mila euro in su. Questo grafico lo mostra semplicemente:

⚠️ Superati i 50mila di reddito, il guadagno massimo di 260€ non è assicurato dal momento che potrebbe essere annullato da un’altra novità introdotta quest’anno: una riduzione delle detrazioni scaricabili pari proprio a 260€, che azzera di fatto il beneficio derivante dal taglio delle aliquote IRPEF 2024.

E per quanto riguarda i redditi bassi? Questi ultimi non vengono impattati dalla riforma dell’IRPEF, ma c’è comunque una piccola novità sul tema: è infatti confermata la “no tax area”, in cui non sono previste imposte. Da quest’anno, la soglia della “no tax area” è 8500€ per lavoratori dipendenti e pensionati, mentre per i lavoratori autonomi è 5500€.

Buone notizie per i dipendenti

Per i lavoratori dipendenti sono state confermate o introdotte una serie di agevolazioni, tutte applicate in automatico senza necessità di fare domanda:

  • Taglio del cuneo fiscale: i lavoratori dipendenti con redditi fino a 25mila euro e fino a 35mila euro beneficiano di un esonero dei contributi previdenziali rispettivamente del 7% e del 6%. Questi tagli, in vigore già da luglio 2023, si sommano ai benefici derivanti dalle modifiche degli scaglioni IRPEF.
  • Detassazione dei premi produttività: per questi compensi aggiuntivi le tasse rimangono al 5% invece che al 10%, con importo massimo di 3000 euro annui per i lavoratori con redditi fino a 80mila euro.
  • Aumento dei fringe benefit: anche detti “compensi in natura”, sono quei beni o servizi di cui beneficia il lavoratore dipendente senza che siano versate tasse – ad esempio buoni pasto e carburante, polizze assicurative, auto e telefono aziendali. Quest’anno la soglia dei fringe benefit esenti da tasse passa da 258,23 euro a 1000 euro, e arriva a 2000 euro nel caso di lavoratori con figli a carico.
  • Aumento per i dipendenti pubblici: anche quest’anno è riconosciuto un aumento pari all’1,5% della retribuzione, in qualità di bonus contro il carovita, suddiviso in 13 mensilità.

👉 Uno dei temi più discussi è poi il cosiddetto “bonus mamme lavoratrici”: uno sconto del 100% sui contributi previdenziali per le donne con 2 o più figli assunte con contratto a tempo indeterminato nel settore privato o pubblico, fino a un massimo di 3000 euro annui.

Una novità anche per i lavoratori autonomi

Dal 1° gennaio 2024 la ISCRO (Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa) istituita nel 2021 viene resa strutturale – cioè permanente a meno di nuovi cambiamenti normativi. 

Si tratta di un aiuto economico che arriva fino a 800 euro per 6 mesi, destinato ai professionisti con reddito entro 12mila euro che hanno registrato una perdita del 70% nel fatturato rispetto agli anni precedenti.

Bonus statali: cosa cambia nel 2024?

I bonus statali sono delle agevolazioni volte a supportare le spese dei cittadini e ad incentivare determinati settori merceologici. 

La Legge di Bilancio 2024 conferma, talvolta con delle modifiche parziali, molti dei bonus già attivi nel 2023. Ecco le principali novità di quest’anno:

BONUS NUOVI O POTENZIATI

  • Assegno di inclusione (ADI) e Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL): si tratta delle misure che vanno a sostituire il Reddito di Cittadinanza e la Pensione di Cittadinanza. Hanno l’obiettivo di favorire l’inserimento nel mondo lavorativo delle persone “occupabili” e di sostenere economicamente le famiglie fragili.
  • Rafforzamento del bonus asilo nido: già attivo anche l’anno scorso, nel 2024 può arrivare fino a 3600 euro per le famiglie con almeno 2 figli sotto i 10 anni se l’ISEE è inferiore a 40mila euro.
  • Nuovo bonus internet: un voucher da 100 euro per attivare una linea internet a casa, senza limiti di ISEE ma riservato alle famiglie attualmente prive di una connessione veloce. 

BONUS RIDOTTI O ELIMINATI

  • Riduzione del superbonus: a causa dell’ingente spesa sostenuta dallo Stato negli ultimi anni per il superbonus, la percentuale è stata ridimensionata progressivamente. Partito dal famoso 110%, nel 2023 il bonus è sceso al 90% per arrivare, ora, al 70% (inoltre, adesso è riservato ai condomini).
  • Riduzione della platea di beneficiari del bonus bollette: da quest’anno si abbassano le soglie ISEE per accedere al bonus (fino 9.530 euro oppure 20mila euro in presenza di almeno quattro figli a carico).
  • Agevolazioni mutui under 36: non sono stati confermati gli sconti sulle imposte per l’acquisto prima casa (di registro, ipotecaria, catastale) da parte di giovani under 36. Rimane però la possibilità di accedere in via privilegiata al Fondo Consap che garantisce fino all’80 per cento del mutuo.

⚠️ Come avrai già notato, l’accesso ai bonus è spesso vincolato all’indice ISEE del nucleo familiare. Di cosa si tratta? L’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) è un documento che serve a valutare e confrontare la situazione economica delle famiglie. Se non hai idea del tuo ISEE, puoi fare una simulazione veloce sul sito dell’INPS.

I principali bonus e agevolazioni attivi nel 2024

Sappiamo quanto sia complesso orientarsi tra tutti i bonus disponibili, i limiti ISEE e le modalità di richiesta. Per questo abbiamo pensato di classificarli semplicemente per categoria:

Per ogni categoria abbiamo poi analizzato i principali bonus. Li trovi tutti qui 👇 per aprire e approfondire quello che ti interessa basta cliccare o fare tap sul box.

🆘 Sussidi per redditi bassi e persone con fragilità

Clicca sui box qui sotto per approfondire un bonus 👇

Assegno di inclusione (ADI)

Si tratta del sussidio che sostituisce il Reddito di Cittadinanza, destinato a famiglie con soggetti fragili e in condizioni di svantaggio. L’obiettivo non è solo dare sostegno economico ma anche ridurre l’esclusione sociale attraverso percorsi personalizzati di formazione e di inclusione lavorativa. È inoltre previsto un ulteriore contributo per sostenere le famiglie che devono pagare un affitto.

  • Requisiti economici: ISEE <9.360 euro + reddito <6.000 euro annui
  • Altri requisiti: presenza nel nucleo familiare di almeno una persona con disabilità o minorenne o over 60 o in condizione di svantaggio/seguita dai servizi sociali
  • Importo: tra 480 euro e 6.000 euro annui + massimo 3.360 euro annui per chi vive in affitto
  • Modalità di richiesta: online sul sito dell’INPS (accesso con SPID, CNS, CIE), presso CAF o patronato
  • Per approfondire: sito INPS

Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL)

Si tratta del sussidio che sostituisce il Reddito di Cittadinanza, destinato a famiglie con soggetti fragili e in condizioni di svantaggio. L’obiettivo non è solo dare sostegno economico ma anche ridurre l’esclusione sociale attraverso percorsi personalizzati di formazione e di inclusione lavorativa. È inoltre previsto un ulteriore contributo per sostenere le famiglie che devono pagare un affitto.

  • Requisiti economici: ISEE <9.360 euro + reddito <6.000 euro annui
  • Altri requisiti: presenza nel nucleo familiare di almeno una persona con disabilità o minorenne o over 60 o in condizione di svantaggio/seguita dai servizi sociali
  • Importo: tra 480 euro e 6.000 euro annui + massimo 3.360 euro annui per chi vive in affitto
  • Modalità di richiesta: online sul sito dell’INPS (accesso con SPID, CNS, CIE), presso CAF o patronato
  • Per approfondire: sito INPS

Carta acquisti

Anche nota come “social card”, è una carta prepagata ricaricata ogni 2 mesi, con la quale è possibile pagare beni primari come cibo, bollette e prestazioni sanitarie. È disponibile per le persone oltre i 65 anni e per i genitori con bambini sotti i 3 anni, in presenza di condizioni economiche svantaggiate.

Bonus affitti per morosità incolpevole

Si tratta di un aiuto per l’affitto destinato a famiglie che hanno difficoltà a pagare. Si può fare richiesta di accesso al Fondo per la Morosità Incolpevole secondo le modalità definite dalle singole Regioni. Inoltre, molti Comuni offrono ulteriori integrazioni al canone di locazione alle famiglie in difficoltà economica.

  • Requisiti economici: ISEE <7.086,94 euro
  • Altri requisiti: perdita del lavoro e/o grave patologia
  • Importo, modalità di richiesta e approfondimento: consulta il bando della tua regione

Bonus conto corrente

Questa agevolazione permette alle persone con ISEE basso di aprire un conto corrente senza pagare il canone, l’imposta di bollo e le operazioni minime effettuate. Chi ha già un conto corrente e si accorge di avere i requisiti necessari può chiedere alla banca di azzerare le spese.

  • Requisiti economici: ISEE <11.600 euro o pensione <18mila euro
  • Modalità di richiesta: presentando l’ISEE presso la banca scelta
  • Per approfondire: rivolgiti alla banca

💡 Bonus per utenze e connessione

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Bonus bollette per disagio economico

Nel 2024 si abbassano i limiti ISEE per poter accedere al bonus dal momento che i prezzi delle bollette sembrano tornati nella norma dopo la crisi energetica degli ultimi anni. L’ammontare del bonus gas dipende da fattori quali la categoria d’uso del gas, la numerosità della famiglia e la zona climatica.

  • Requisiti economici: ISEE <9.530 euro o ISEE <20mila euro per le famiglie con almeno 4 figli a carico
  • Importo luce annuo: da 111,93 euro a 163,80 euro
  • Importo gas annuo: da 43,92 euro a 179,20 euro
  • Importo acqua: 50L di acqua al giorno gratis per ogni componente del nucleo familiare
  • Modalità di richiesta: basta presentare l’ISEE 2024
  • Per approfondire: sito ARERA

Bonus bollette per disagio fisico

Indipendente dall’ISEE, questo bonus è riconosciuto alle famiglie nel cui nucleo familiare c’è una persona che dipende da apparecchiature elettromedicali salvavita. In caso di ISEE basso è possibile cumulare questo bonus con il bonus bollette per disagio economico.

  • Importo: da 139,08 euro a 450,18 euro a trimestre
  • Modalità di richiesta: al Comune o tramite CAF (in ogni caso allegando il certificato medico)
  • Per approfondire: sito ARERA

Bonus internet

Questo bonus incentiva l’attivazione della linea internet fissa veloce a casa attraverso un contributo una tantum da 100 euro ed è erogato indipendentemente dal reddito o dall’ISEE.

  • Requisiti: non disporre di una connessione internet o disporre di una connessione internet con una velocità di download inferiore a 30 Mbit/s
  • Importo: 100 euro
  • Modalità di richiesta: ⚠️ al momento non sono ancora note le modalità di richiesta e utilizzo del bonus.

🧒 Bonus per figli e benessere

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Assegno unico universale figli

Questo contributo viene riconosciuto a tutte le famiglie con figli, in modo proporzionale all’ISEE e al numero di figli. Ci sono inoltre degli aumenti del bonus in caso di famiglie numerose con 3 o 4 figli, presenza di figli con disabilità o figli orfani con un solo genitore.

  • ISEE <17.090,61 euro: importo massimo
  • Diminuzione progressiva del bonus al crescere dell’ISEE
  • ISEE >45.574,96 euro o ISEE non presentato: importo minimo
  • Importo: da 199,4 euro a 57,02 euro al mese per ogni figlio minorenne; da 96,9 euro a 28,5 euro al mese per ogni figlio dai 18 ai 21 anni
  • Modalità di richiesta: online sul sito dell’INPS (accesso con SPID, CNS, CIE) o presso un patronato
  • Per approfondire: sito INPS

Bonus asilo nido

Si tratta di un contributo per il pagamento dell’asilo corrisposto alle famiglie con uno o più figli sotto i 3 anni, cumulabile con l’Assegno unico universale, e riconosciuto anche in caso di ISEE elevati. Da quest’anno il bonus è potenziato fino a 3600 euro all’anno con i seguenti requisiti:

  • Il figlio per cui si chiede l’agevolazione è nato dopo il 1° gennaio 2024;
  • Nel nucleo familiare c’è già almeno un bambino di età inferiore a 10 anni;
  • Il nucleo familiare ha un ISEE non superiore a 40.000 euro.

In caso contrario, restano validi gli importi già previsti per l’anno scorso, che trovi qui ⬇️

  • ISEE <25mila euro: 3000 euro/anno
  • ISEE tra 25mila e 40mila euro: 2500 euro/anno
  • ISEE >40mila euro o ISEE non presentato: 1500 euro/anno
  • Modalità di richiesta: online sul sito dell’INPS (accesso con SPID, CNS, CIE) o presso un patronato
  • Per approfondire: sito INPS

Carta della cultura e del merito

Si tratta dell’ex Bonus 18app, già dall’anno scorso diviso in due diversi bonus riservati ai 18enni: la carta della cultura, legata all’ISEE, e la carta del merito, indipendente dall’ISEE e riconosciuta per meriti scolastici. Le due carte permettono di effettuare acquisti legati alla formazione e alla cultura (spettacoli, libri, film, musei, ecc).

  • Requisiti: persone nate nel 2005; ISEE <35mila euro (per carta cultura); diploma 100/100 (per carta del merito)
  • Importo: 500 euro per ciascuna carta, cumulabili
  • Modalità di richiesta: Online sul sito Carte Giovani (accesso con SPID o CIE)
  • Per approfondire: Sito Carte Giovani

Bonus iscrizione università

È un bonus volto a ridurre o eliminare del tutto il costo della tassa d’iscrizione all’università. L’entità dello sconto dipende dall’ISEE del nucleo familiare.

  • ISEE <20mila euro: no tax area università
  • ISEE tra 20mila e 30mila euro: progressivo aumento della tassa di iscrizione
  • ISEE >30mila euro o ISEE non presentato: importo completo
  • Modalità di richiesta: presso la segreteria della propria Università

Bonus psicologo

Copre la spesa per sessioni di psicoterapia con specialisti privati iscritti all’albo degli psicologi-psicoterapeuti aderenti all’iniziativa, con importi decrescenti all’aumentare del reddito, fino a ISEE di 50mila euro.

  • ISEE <15mila euro: 600 euro
  • ISEE tra 15mila e 30mila euro: 400 euro
  • ISEE tra 30mila e 50mila euro: 200 euro
  • Modalità di richiesta: online sul sito INPS (accesso con SPID, CNS, CIE)
  • Per approfondire: sito INPS

Bonus animali domestici

Copre i costi sostenuti per visite veterinarie, operazioni chirurgiche e l’acquisto di farmaci veterinari destinati agli animali domestici. Questo bonus, riservato alle persone con ISEE basso e con più di 65 anni, si somma alla possibilità di detrarre il 19% delle spese veterinarie in dichiarazione dei redditi (opportunità invece disponibile per tutti).

  • Requisiti economici: ISEE <16.215 euro
  • Altri requisiti: più di 65 anni
  • Importo e modalità di richiesta:⚠️ Al momento non è ancora uscito il decreto attuativo che definisce i dettagli.

🏡 Casa ed efficienza energetica

Clicca sui box qui sotto per approfondire un bonus 👇

Mutuo agevolato under 36

Nel 2024 questa agevolazione perde i benefici fiscali presenti fino al 2023 e si limita a consentire l’accesso privilegiato al fondo Consap per ottenere la garanzia del mutuo fino all’80%.

  • Requisiti economici: ISEE <40mila euro
  • Altri requisiti: meno di 36 anni
  • Valore massimo immobile: 250mila euro
  • Modalità di richiesta: direttamente alla banca a cui si richiede il mutuo

Ecobonus

Si tratta di un bonus che favorisce l’efficientamento energetico degli immobili tramite interventi come cappotto termico, caldaia, condizionatori, pannelli fotovoltaici, zanzariere e infissi.

  • Requisiti: invio comunicazione su sito ENEA
  • Importo: detrazione 50-65% in base ai lavori svolti, con massimale tra 40mila e 60mila euro
  • Modalità di richiesta: dichiarazione dei redditi
  • Per approfondire: sito ENEA

Superbonus

Finalizzato a favorire interventi di riqualificazione energetica, ad oggi il superbonus copre solo i condomini con una percentuale pari al 70% delle spese – cifra destinata a ridursi ulteriormente l’anno prossimo – e non consente più lo sconto in fattura né la cessione del credito.

  • Requisiti: comunicazione su sito ENEA, visto di conformità, asseverazione eseguita da un tecnico abilitato
  • Importo: detrazione 70%
  • Modalità di richiesta: dichiarazione dei redditi

Bonus ristrutturazione

Anche noto come “bonus casa”, ha l’obiettivo di favorire la spesa per la riqualificazione edilizia, la manutenzione ordinaria e straordinaria. Fa parte di questi interventi anche il cosiddetto “bonus sicurezza” per l’installazione di allarmi e inferriate.

  • Requisiti: comunicazione su sito ENEA, visto di conformità, attestazione di congruità
  • Importo: detrazione 50% con massimale di 96mila euro
  • Modalità di richiesta: dichiarazione dei redditi
  • Per approfondire: sito ENEA

Bonus mobili

Da utilizzare in seguito a una ristrutturazione, il bonus mobili permette di acquistare arredamento ed elettrodomestici con una detrazione del 50%.

  • Requisiti: pagamento tracciabile
  • Importo: detrazione 50% con massimale di 5000 euro
  • Modalità di richiesta: dichiarazione dei redditi
  • Per approfondire: sito Agenzia delle Entrate

Bonus barriere architettoniche

Il suo scopo è favorire l’eliminazione delle barriere architettoniche in edifici già esistenti attraverso interventi su scale, rampe, ascensori, servoscala e piattaforme elevatrici.

  • Requisiti: necessaria asseverazione rilasciata da tecnici abilitati
  • Importo: detrazione 75% con massimale tra 30mila e 50mila euro
  • Modalità di richiesta: dichiarazione dei redditi

Bonus verde

Utilizzabile per sistemare aree verdi, pertinenze o recinzioni, per realizzare coperture a verde, giardini pensili, impianti di irrigazione, oltre che per sistemare le terrazze.

  • Requisiti: pagamento tracciabile
  • Importo: detrazione 36% con massimale di 5000 euro
  • Modalità di richiesta: dichiarazione dei redditi
  • Per approfondire: sito Agenzia delle Entrate

Vuoi una mano per il 730? Ci pensa BonusX

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Per finire, ecco alcune informazioni utili sull’ISEE

Se hai notato dei bonus a cui pensi di poter accedere ma non conosci ancora il tuo ISEE preciso, qui trovi un recap di cosa fare:

  • Dovrai presentare la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU), necessaria per calcolare l’ISEE. È infatti necessario ripetere la procedura ogni anno, a partire dal 1° gennaio.
  • Puoi farlo gratuitamente e in autonomia sul sito dell’INPS accedendo tramite SPID, CIE o CNS: qui potrai visualizzare la tua dichiarazione precompilata con i dati già a disposizione dell’Agenzia delle Entrate e dall’INPS.
  • Una volta integrati eventuali dati mancanti, nel giro di poco tempo avrai a disposizione la tua DSU, che potrai accettare o modificare. Questo documento spiega in sintesi il processo per ottenere l’ISEE.

👉 In alternativa puoi rivolgerti a un CAF (Centro di Assistenza Fiscale): anche in questo caso la prima pratica ISEE dell’anno è gratuita, mentre potrebbe esserti richiesta una somma massima di 25 euro per ogni pratica successiva.

Questi sono i dati che ti verranno richiesti:

  • Composizione del nucleo familiare e dati anagrafici di ciascuno;
  • Casa di abitazione;
  • Patrimonio immobiliare (terreni ed edifici) e mobiliare (liquidità e investimenti);
  • Redditi;
  • Eventuali assegni percepiti;
  • Eventuali veicoli di proprietà.

Ora siamo giunti davvero alla fine. Speriamo di averti dato qualche dritta utile per cogliere tutte le opportunità di risparmio disponibili in questo 2024 😊



Finance

Come Iniziare a Investire Partendo da Zero: la Guida Completa- Switcho


L’idea di investire i propri risparmi viene in mente almeno una volta nella vita, ma spesso non si sa da dove partire oppure si ritiene più opportuno continuare semplicemente ad accantonare soldi. Il solo risparmio tuttavia a volte non basta: questo può perdere il suo valore a causa dell’inflazione o non essere sufficiente per raggiungere alcuni obiettivi.

Investire i tuoi risparmi potrebbe quindi essere una soluzione per proteggerli e farli fruttare al meglio. Ma come capire quale tipo di investimento fa più per te? Con questo articolo vogliamo fornirti gli strumenti necessari per fare scelte consapevoli.

Oltre a illustrarti i concetti di base, ti consiglieremo anche alcuni servizi che possono aiutarti a muovere i primi passi negli investimenti in modo semplice e sicuro 😉

Indice

Iniziare a investire: 3 servizi per passare subito all’azione

Prima di conoscere tutti i concetti cardine utili per investire, vogliamo rassicurarti dicendo che puoi muoverti in questo campo con l’aiuto di diversi intermediari

Noi di Switcho abbiamo scelto per te 3 servizi 100% digitali (come piace a noi) e con costi di commissione inferiori rispetto agli operatori più tradizionali. Dai un’occhiata la tabella se vuoi passare subito all’azione 😎

Servizio Descrizione



App finanziaria che offre fondi comuni d’investimento tematici.
5 portafogli tematici
3 livelli di rischio
Consulenza sulla scelta
💸 Investimento minimo 10€


Moneyfarm

App di consulenza finanziaria con servizi di gestione patrimoniale, conto titoli e fondi pensione.
Costruzione del portafoglio a seconda del pacchetto
7 livelli di rischio per la gestione patrimoniale
Consulenza sulla scelta
💸 Investimento minimi di 1.000€ a seconda del prodotto scelto


Tinaba

Consulenza finanziaria tramite robo-advisor che consente di investire su portafogli ETF.
8 portafogli differenti
Conto corrente (anche a canone zero)
💸 Investimento minimo di 2.000€

Concetti base per orientarsi negli investimenti

Il rendimento

Il rendimento è forse il concetto cardine degli investimenti, perché si riferisce a quanto denaro guadagni o perdi nel tempo.

Il rendimento è il guadagno (o la perdita) che otterrai con un investimento in un dato periodo di tempo, e corrisponde all’aumento o la diminuzione del valore dell’investimento iniziale.

Essendo un calcolo matematico, il rendimento ha la seguente formula:

Rendimento = ((Valore finale – Valore iniziale) / Valore iniziale)*100

Significa quindi che se investi 5.000€ in uno strumento finanziario il cui valore sale poi a 5.500€, il rendimento sarà del 10%.

Il rendimento può essere anche negativo: questo capita quando il valore finale dell’investimento è inferiore rispetto a quello iniziale.

Quando parliamo di rendimenti nel tempo dobbiamo tener conto anche del concetto di inflazione. Per questo motivo distinguiamo 2 tipi di rendimento:

  • Il rendimento nominale è la variazione percentuale del valore dell’investimento che non tiene conto dell’effetto dell’inflazione. Facendo riferimento all’esempio precedente, in questo caso il rendimento rimane al 10%.
  • Il rendimento reale, invece, è la variazione percentuale del valore dell’investimento che tiene conto dell’effetto dell’inflazione. Per esempio, se abbiamo calcolato un rendimento del 10% e l’inflazione è del 2%, allora il rendimento reale sarà dell’8%.

❗Per questo motivo, il rendimento reale è una misura più accurata del guadagno effettivo dell’investimento.

Rischio e orizzonte temporale

Il rendimento è direttamente correlato a un’altra variabile degli investimenti, ovvero il rischio.

È necessario sottolineare non esistono investimenti privi di rischi. Tuttavia, possiamo già anticipare che esistono strumenti finanziari più o meno stabili.

Rischio e rendimento crescono insieme: gli investimenti più rischiosi spesso sono anche quelli che rendono di più. 

Per questo, è importante cercare un equilibrio tra la tua propensione al rischio e il rendimento che vuoi ottenere.

Un altro fattore da tenere in considerazione è anche l’orizzonte temporale dell’investimento, solitamente così definito:

ORIZZONTE TEMPORALE DURATA
Breve periodo < 2 anni
Medio periodo Tra 2 e 10 anni
Lungo periodo > 10 anni

❗ Se scegli un investimento di breve periodo, il consiglio è che sia anche a basso rischio. Un orizzonte temporale breve, infatti, non permetterebbe di recuperare eventuali perdite della fase iniziale dell’investimento. 

L’interesse

Simile al concetto di rendimento, per alcune tipologie di investimento (come obbligazioni e conti deposito) una componente fondamentale è il tasso d’interesse.

In genere, il tasso d’interesse indica quanto costa prendere del denaro in prestito. 

Nel caso degli investimenti sei tu a prestare denaro a un’impresa, a uno Stato o a una banca: qui il tasso d’interesse indica il guadagno (in percentuale) che ricevi su quella somma nel tempo, quindi il rendimento.

Esistono 2 tipi di interesse da tenere in considerazione:

  • L’interesse semplice si calcola, nel corso del tempo dell’investimento, sempre sulla sulla cifra depositata sul conto. Per esempio, se investi 10.000€ per 3 anni con un tasso d’interesse del 4%, ottieni 1.200€ nell’arco temporale completo.
  • L’interesse composto, invece, è calcolato non solo sulla cifra depositata a inizio investimento, ma anche sugli interessi maturati anno per anno. In altre parole, stai guadagnando interessi sugli interessi. Recuperando il caso precedente, se investi 10.000 per 3 anni con un con un tasso d’interesse composto del 4%, ottieni 1.248,64€.

A questa distinzione, poi se ne aggiunge un’altra:

  • Il tasso d’interesse lordo è il tasso al lordo delle imposte.
  • Il tasso di interesse netto invece è un tasso che tiene in considerazione che un pezzettino del guadagno sarà tassato, quindi rappresenta ciò che potremo davvero metterci in tasca. 

La diversificazione

Un altro importante concetto utile alla scelta dei propri investimenti è la diversificazione.

La diversificazione è un principio che prevede di investire in tipologie di investimenti differenti

La diversificazione permette di contrastare il rischio di un singolo investimento: maggiore è la diversità degli investimenti, minore è la probabilità che un rendimento negativo impatti sul proprio patrimonio investito.

Ma ora, andiamo a vedere come funziona il sistema degli investimenti.

Il sistema finanziario: mercati, strumenti e prodotti

Prima di conoscere quali sono le forme d’investimento più utilizzate, è importante fare un’introduzione su come funziona il sistema finanziario e quali sono i mercati principali.

I mercati sono i luoghi in cui è possibile acquistare o vendere forme d’investimento (chiamati strumenti finanziari), dove di fatto domanda e offerta si incontrano.

Nei vari mercati vengono appunto scambiati gli investimenti veri e propri, che sono chiamati strumenti finanziari e che in base a caratteristiche simili sono classificati in asset class, ovvero delle macro-categorie.

Tutti questi strumenti sono poi “impacchettati” insieme dai prodotti finanziari, elaborati dagli intermediari (banche, società di investimento) al fine di garantire una corretta diversificazione delle forme d’investimento.

Se dunque uno strumento finanziario indica la singola modalità di investimento (azioni, obbligazioni ecc.), il prodotto è un “contenitore” di questi strumenti.

Vediamoli qui riassunti in quest’immagine:

➡️ Ora, andiamo ad approfondire quali sono gli strumenti e i prodotti finanziari. 

Gli strumenti finanziari

Per capire su cosa investire e su quale mercato operare, è necessario prima conoscere i principali strumenti finanziari.

Uno strumento finanziario è un singolo elemento su cui investire in un dato mercato. Questo scambio viene sancito da un contratto.

Andiamo a focalizzarci sugli strumenti finanziari più complessi da comprendere:

I conti deposito

CATEGORIA INFO
Durata tipica Breve periodo
Remunerazione Restituzione della somma iniziale + interessi
Vantaggi ✅ Semplicità di utilizzo
✅ Basso rischio
Svantaggi ❌ Bassi rendimenti
❌ Poca flessibilità con un conto vincolato

Un conto deposito è una forma d’investimento bancario: è simile a un tradizionale conto corrente, ma serve unicamente a depositarvi del denaro per un dato periodo di tempo al fine di maturare degli interessi.

Ecco alcune cose da sapere sul conto deposito:

  • È un tipo di investimento a basso rischio con rendimenti stabiliti nel contratto, dove è fissato un tasso di interesse. Dunque, al contrario di molte altre forme di investimento, il rendimento non è condizionato dalle oscillazioni di mercato.
  • Non è un investimento particolarmente redditizio: come abbiamo visto, spesso rischio e rendimento sono direttamente proporzionali. 
  • L’orizzonte temporale di questo investimento è variabile. Ci sono soluzioni della durata inferiore a 1 anno, ma anche di 3 o 5 anni.
  • Può essere vincolato (dove non puoi prelevare il denaro che hai depositato, generalmente la soluzione più redditizia), svincolabile (che consente di prelevare i soldi o una parte prima della scadenza) o libero (privo di vincoli temporali).

Le obbligazioni

CATEGORIA INFO
Durata dell’investimento Breve periodo
Remunerazione Restituzione della somma iniziale + interessi
Vantaggi ✅ Semplicità di utilizzo
✅ Basso rischio
Svantaggi ❌ Bassi rendimenti

Le obbligazioni (o bond) sono una forma di investimento che permette di acquistare una parte del debito che una società o un ente pubblico usa per finanziarsi.

In altre parole, investendo in obbligazioni stai prestando il tuo denaro a una società o ad un ente pubblico, che dopo un dato periodo di tempo restituirà la cifra con gli interessi.

La cifra investita viene restituita nella data di scadenza prestabilita, mentre gli interessi sono restituiti periodicamente tramite cedole. In genere le obbligazioni presentano un tasso fisso di rendimento determinato all’acquisto.

❗ Un tipo di obbligazione che non segue questo funzionamento sono gli zero coupon bond (tipicamente sono così i Titoli di Stato). In questo caso il guadagno consiste in un unico pagamento alla fine del periodo che comprende anche tutti gli interessi maturati.

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Come funzionano

Di fatto, investire in obbligazioni significa credere nella capacità di un’azienda, di una banca o di uno Stato di restituire il denaro (ovvero nella sua affidabilità).

❗ Per questo, generalmente le obbligazioni societarie sono considerate più rischiose rispetto a quelle statali.

Le obbligazioni possono essere a breve, medio e lungo termine: più si allarga l’orizzonte temporale, maggiore sarà il rendimento e dunque l’interesse al termine dell’operazione.

Vantaggi e rischi

Ma veniamo ai vantaggi delle obbligazioni:

  • ✅ Pagamenti di interessi corrisposti regolarmente.
  • Priorità nei pagamenti, per la società, rispetto ad altre forme di finanziamento

Tuttavia, come tutti gli investimenti presenta dei rischi:

  • ❌ Rischio di credito: è possibile che la società in questione non riesca a pagare gli interessi e a restituire il capitale dell’investitore. Ciò può accadere, per esempio, durante i periodi di recessione.
  • Rischio di tasso d’interesse: vi è una correlazione inversa tra il valore dei tassi di interesse e il valore di un bond. Quando i tassi scendono il valore del bond aumenta, mentre quando i tassi salgono, il valore del bond diminuisce. Facciamo un esempio del secondo caso: hai investito in un’obbligazione che presenta una cedola annua del 2%, ma poco dopo la Banca Centrale Europea alza i tassi al 2,5%. A questo punto la tua obbligazione ha un valore inferiore rispetto agli altri bond presenti sul mercato (che hanno un tasso maggiore dello 0,5%), perciò, in caso di vendita, il prezzo della tua obbligazione sarà inferiore. 

I titoli di Stato

Tra le forme di investimento storicamente preferite dagli italiani spunta un tipo di obbligazione: il titolo di Stato. Per questo motivo, andiamo ad approfondire ulteriormente di che cosa si tratta 👇

Il titolo di Stato è un’obbligazione emessa da uno Stato sovrano.

Anche l’Italia naturalmente emette titoli di Stato. Vediamo alcuni dei bond statali più selezionati dagli investitori:

  • I Buoni Ordinari del Tesoro (BOT), che scadono entro 12 mesi. Questi sono dei zero coupon bond, ovvero non corrispondono interessi periodicamente ma vengono pagati tutti insieme alla fine.
  • I Buoni del Tesoro poliennali (BTP), che scadono oltre 12 mesi.
  • I Certificati di Credito del Tesoro (CCT), che scadono in 7 anni e sono a tasso variabile.

I titoli di Stato funzionano come le altre obbligazioni: lo Stato ha bisogno di finanziare le sue spese, dunque chiede prestiti. Come con le obbligazioni societarie, lo Stato paga periodicamente gli interessi con le cedole e restituisce la somma al termine dell’investimento.  

Vantaggi e rischi dei titoli di Stato

Ma perché questa forma di investimento è stata così prediletta dagli italiani? 

  • ✅ Per la garanzia pubblica che lo Stato dà per la restituzione dei soldi.
  • ✅ Per la breve durata dell’investimento.

Tuttavia, dietro questi vantaggi obiettivi vi sono alcuni svantaggi:

  • ❌ In generale, hanno un basso rendimento.
  • ❌ Molto spesso questi guadagni sono erosi dall’inflazione.
  • ❌ Alcuni bond statali sono zero coupon (tra cui i BOT), per cui non in questi casi non ricevi cedole periodiche ma solo il pagamento finale.

Per questi motivi, di fronte all’instabilità finanziaria degli ultimi decenni, il mito dei titoli di Stato ha perso smalto in favore di altri tipi di investimento.

Le azioni

CATEGORIA INFO
Durata dell’investimento Indeterminata
Mercato Mercati azionari 
Remunerazione Dividendi e valore azionario
Vantaggi ✅ Rendimenti alti a lungo termine
✅ Partecipazione all’andamento di una società
Rischi ❌ Rischio di perdita del capitale
❌ Rischio di liquidità

Un’asset class spesso considerata l’investimento per eccellenza è quella delle azioni

Un’azione è una parte del capitale di una società. Se investi in azioni stai acquistando una piccola quota di un’impresa, diventandone a tutti gli effetti un socio (o azionista).

In Italia le azioni vengono negoziate in diversi mercati, anche se quello più comune è la Borsa Italiana.

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Come funzionano

Ma cosa si ottiene dall’investimento in azioni? 

Se la società avrà profitto, guadagnerai attraverso:

  • Un aumento del valore dell’azione, il che significa che puoi rivenderla a un prezzo più alto di quello d’acquisto.
  • La ricezione di un dividendo, ovvero una parte dell’utile della società.

Allo stesso modo se un’azienda è in perdita, non potrà distribuire alcun dividendo e probabilmente vedrà anche scendere il proprio valore in borsa.

Rischi e arco temporale indicato

Dato che sono strumenti che possono comportare anche una perdita, investire in azioni è considerata un’attività finanziaria abbastanza rischiosa. Come abbiamo visto, però, questo comporta 2 dettagli fondamentali:

  • All’aumentare del rischio, aumenta anche il rendimento potenziale.
  • Un rischio elevato può essere compensato da un investimento a lungo periodo: perciò è utile sapere che potrebbe essere redditizio anche in più di 10 anni. A differenza delle obbligazioni, infatti, le azioni non hanno scadenza.
Vantaggi e svantaggi

Vediamo dunque quali sono i vantaggi dell’investire in azioni:

  • ✅ È un investimento che in un ampio orizzonte temporale può essere redditizio.
  • ✅ Con un corretta strategia di diversificazione, il rischio di un tale investimento può essere mitigato.

Vediamo, invece, gli svantaggi:

  • ❌ Rischio di perdita di capitale: come abbiamo accennato, il valore delle azioni varia per una serie di cause (prestazioni, periodo economico, cambiamenti nel settore) e questo può diventare inferiore al prezzo d’acquisto. In questo caso, si ha una perdita di capitale.
  • ❌ Rischio di liquidità: se il mercato di riferimento andasse male, potrebbe essere difficile rivendere le azioni di quella specifica società.
Differenze tra azioni e obbligazioni

Azioni e obbligazioni sono strumenti che facilmente possono essere confusi da chi muove i primi passi negli investimenti. Andiamo quindi a sottolineare quali sono le differenze tra investire in azioni e in obbligazioni: 

  • Tipo di investitore: se con le obbligazioni sei creditore dell’impresa, della banca o dello Stato, con le azioni sei socio dell’azienda.
  • Guadagno: con le obbligazioni avviene tramite la restituzione della somma e le cedole periodiche, con le azioni lo ottieni dai dividendi e dalla rivendita in borsa ad un valore superiore
  • Scadenza: per le obbligazioni è prefissata, per le azioni è indeterminata.
  • Rischio: in linea generale, le obbligazioni sono meno rischiose delle azioni proprio perché per le aziende la restituzione del debito è prioritaria rispetto alla distribuzione dei dividendi.

Materie prime

Vale la pena citare velocemente cosa sono gli investimenti sulle materie prime. Questi sono diffusi tra le aziende ma sono molto meno comuni tra i privati, per cui non ci soffermeremo molto.

A investire sulle materie prime sono prevalentemente le aziende per finalità commerciali, e cioè per ridurre il rischio legato ai loro prezzi. Si tratta di materie agricole, di combustibili, di materie industriali o di metalli preziosi: in generale, dunque, di tutti i materiali che sono utili a un certo settore economico-industriale.

Le aziende, infatti, si tutelano dal rialzo dei prezzi usando i forward o futures, ovvero dei contratti che permettono di acquistare grandi quantità a un prezzo prefissato, che non varia al variare dei prezzi di mercato.

Come abbiamo accennato, oltre a un fine commerciale, le futures (meno comunemente) possono essere usate dai privati come mezzo speculativo, collocandole in una strategia di diversificazione.

Un classico investimento in materie prime più avvezzo ai privati è invece l’oro, il cosiddetto bene “rifugio”, per via del suo tipico andamento anti-ciclico (ovvero di tenuta e crescita del valore in momenti di crisi).

Valute e criptovalute

CATEGORIA INFO
Durata dell’investimento Indeterminata
Mercato Online (mercati delle criptovalute)
Remunerazione Variazioni dei tassi di cambio
Vantaggi ✅ Rendimenti alti 
Svantaggi ❌ Mercato non regolamentato delle criptovalute
❌ Volatilità 

Un’altra tipologia di investimento possibile è quella nel mercato valutario, anche detto Forex (Foreign Exchange Market). È un mercato che non ha una sede fisica ma si svolge prevalentemente online.

Come si guadagna sulle valute? Attraverso il tasso di cambio, e cioè il valore di una valuta (per esempio il dollaro) rispetto a un’altra (l’euro). Quando questo cambia in positivo, ovvero il valore della valuta acquistata aumenta rispetto alle altre valute, puoi guadagnarci vendendola.

Tra le valute c’è una tipologia molto chiacchierata: le criptovalute.

Una criptovaluta (o cripto) è una valuta digitale utilizzata come metodo di pagamento per beni e servizi online. Non è emessa da nessuna banca centrale, per cui è al 100% virtuale.

Esistono diversi tipi di criptovalute, ma la più popolare è senz’altro il bitcoin.

Vantaggi e rischi delle criptovalute

Negli ultimi anni sono aumentati gli investimenti in cripto: questi possono portare a guadagni anche elevati, ma sono altamente rischiosi. Vediamo perché:

  • ❌ Il mercato delle cripto non è regolamentato né a livello globale né a livello dei singoli governi. A condizionare il mercato è il rapporto tra domanda e offerta, dunque può cambiare rapidamente a causa di eventi esterni.
  • ❌ Le criptovalute sono altamente volatili, ovvero il loro valore può variare in breve tempo. Ciò vuol dire che può comportare delle perdite repentine.

I prodotti finanziari

Abbiamo approfondito le tipologie di investimenti. Tuttavia, l’utilizzo degli strumenti finanziari così come sono spesso potrebbe non portare molto rendimento, proprio a causa dei rischi e dei limiti di ciascuna asset class.

Per questo esistono i prodotti finanziari, ovvero dei prodotti contenitore che raccolgono diversi strumenti. In questo modo, si contrasta il rischio legato all’andamento negativo di un singolo asset.

Vediamo insieme quali sono i principali prodotti finanziari, che puoi approfondire cliccando direttamente le voci di questo indice:

  1. Fondi comuni di investimento
  2. Gestioni patrimoniali
  3. ETF
  4. Fondi pensione

I fondi comuni di investimento

CATEGORIA INFO
Gestione Attiva da parte di una Società di Gestione del Risparmio
Vantaggi ✅ Diversificazione
✅ Gestione professionale del denaro
Svantaggi ❌ Costi di gestione
❌ Possibile rischio di concentrazione

I fondi comuni d’investimento sono prodotti venduti dalle Società di Gestione del Risparmio per gestire il denaro degli investitori.

Queste società si occupano al 100% dei tuoi soldi, richiedendo dei costi di gestione.

Le commissioni da pagare per un fondo d’investimento sono:

  • Le commissioni di ingresso o di uscita una tantum.
  • Le commissioni di gestione, pagate in percentuale ogni anno.
  • Le commissioni di performance sull’eventuale rendimento.
Vantaggi e svantaggi dei fondi comuni d’investimento

Vediamo quali sono i principali vantaggi:

  • ✅ Diversificazione: abbiamo visto che è il principale beneficio dell’acquisto di questi prodotti. In questo modo, si diversificherà il rischio.
  • ✅ Gestione professionale del denaro.

Ecco, invece gli svantaggi:

  • ❌ Costi di gestione: sommate tra loro, le commissioni possono essere molto elevate.
  • ❌ Possibile rischio di concentrazione: alcuni fondi sono molto focalizzati su specifici settori o regioni, per cui l’andamento negativo generale di questi potrebbe dare delle perdite.

Le gestioni patrimoniali

CATEGORIA INFO
Gestione Attiva da parte di una Società di Gestione del Risparmio o da una banca
Vantaggi ✅ Personalizzazione
Svantaggi ❌ Costi molto elevati

La gestione patrimoniale è un prodotto finanziario con cui l’investitore delega l’amministrazione del suo patrimonio a un intermediario.

L’intermediario può essere una banca o una società di gestione, che adopera scelte autonome negli investimenti del cliente.

Vantaggi e rischi delle gestioni patrimoniali

✅ In questo caso, la gestione che verrà fatta del patrimonio sarà personalizzata, almeno rispetto ai fondi comuni di investimento e altri prodotti. 

❌ Di contro, i costi di gestione patrimoniale sono molto elevati, possono raggiungere fino al 4-5% del patrimonio.

Gli ETF

CATEGORIA INFO
Gestione Passiva
Vantaggi ✅ Costi ridotti
✅ Trasparenza
Svantaggi ❌ Rischio di tracciamento
❌ Minore flessibilità

Gli ETF (Exchange Traded Fund) sono fondi di investimento a gestione passiva o indicizzata. 

Una gestione passiva significa che la società di gestione non sceglie su quali strumenti investire, ma attraverso l’ETF replica semplicemente i risultati ottenuti da un altro “pacchetto”, ovvero un indice.

Ma che cos’è un indice?

Un indice è un insieme di strumenti finanziari selezionati e raccolti secondo un criterio comune, come il mercato di riferimento, il settore o la regione.

Questi possono essere composti sia da soli titoli azionari che da obbligazioni o altre asset class.

Ad ogni modo, nel mondo finanziario sono molto conosciuti alcuni indici azionari (o Stock Indices), tra cui il FTSE MIB, ovvero l’indice di borsa italiana, e l’S&P 500, l’indice di borsa delle 500 maggiori società quotate degli USA.

Ma cosa significa, nel pratico, investire in ETF? Vediamolo insieme: se investi in un ETF azionario, non acquisti alcune azioni, ma un piccolo pezzo di un pacchetto (appunto, l’indice) che le possiede. Se le azioni aumenteranno di valore, anche l’indice azionario lo farà e di conseguenza anche il rendimento dell’ETF acquistato aumenterà.

Un altro esempio può essere relativo all’inizio del 2024, quando sono stati approvati degli ETF sui bitcoin: attraverso questi fondi, l’investitore non acquista direttamente la criptovaluta, ma una parte di un pacchetto che riflette il suo valore.

Vantaggi e svantaggi degli ETF

Replicando l’andamento di questi indici in modo automatico, non ci sarà nessuna necessità di una gestione attiva. Ciò porta dei vantaggi:

  • ✅ Costi ridotti: generalmente, si tratta di circa 0,5% contro una percentuale media annua del 2-3% dei fondi a gestione attiva.
  • ✅ Trasparenza: sia i risultati che la composizione degli indici di riferimenti sono pubblici, per cui puoi seguire senza intermediazione come sta andando il tuo investimento.

Di contro, come tutti i prodotti finanziari ha dei punti a sfavore:

  • ❌ Rischi della gestione passiva: l’indice segue l’andamento di mercato e ne risente quando quest’ultimo va male.
  • ❌ Rischio di tracciamento: può capitare che ci siano discrepanze tra le performance dell’ETF e quelle dell’indice.
  • ❌ Minore flessibilità: trattandosi di “repliche”, hanno una minore flessibilità nella composizione.

I fondi pensione

Un prodotto finanziario utile a un fine specifico è il fondo pensione.

Il fondo pensione è un prodotto di risparmio e investimento che permette di mettere da parte i soldi durante la vita lavorativa, per poi usufruirne – con gli interessi – con l’arrivo dell’età pensionabile.

In parole semplici, il fondo pensione è un investimento a fini pensionistici

Anche in questo caso, come il fondo comune e la gestione patrimoniale, si tratta di un prodotto a gestione attiva, dove dei professionisti investono i tuoi soldi. E come gli altri prodotti finanziari citati, anche il fondo pensione richiede dei costi di gestione.

Vediamo come funziona:

  1. L’intestatario versa delle somme anno dopo anno: il versamento può essere fatto tramite TFR, ovvero il Trattamento di Fine Rapporto che prelevi dall’azienda, un contributo datoriale, cioè una cifra aggiuntiva da parte del datore di lavoro, oppure un contributo volontario a spese del lavoratore.
  2. Queste somme sono investite dai gestori del fondo al fine di maturare interessi.
  3. Al raggiungimento della pensione i soldi sono restituiti a cadenza mensile o in un unico versamento.

Con chi investire?

Abbiamo visto insieme tutte le nozioni da conoscere per capire il mondo degli investimenti. Tuttavia, muovere i primi passi può essere difficile: per questo esistono degli intermediari finanziari.

Accanto a istituti più tradizionali come banche o società di gestione del risparmio, sono sempre più diffusi alcuni servizi digitali che orientano i piccoli investitori.

Noi abbiamo selezionato quelli più interessanti 👇

Beewise

Servizio Descrizione

Beewise

App finanziaria che offre fondi comuni d’investimento tematici.
5 portafogli tematici
3 livelli di rischio
Consulenza sulla scelta
💸 Investimento minimo 10€

Beewise è una novità del gruppo Azimut, uno dei più grandi gestori patrimoniali indipendenti in Italia e in Europa. 

È un’app che permette di accedere a fondi comuni d’investimento gestiti dai professionisti del gruppo Azimut in modo semplice e chiaro, anche per chi non è esperto.

La peculiarità di questi fondi è che si tratta di 5 portafogli tematici (Smart Cities, Breakthrough Healthcare, Environment, Technology, Future generations) di cui si possono scegliere 3 livelli di rischio:

  • Conservative, composto al 30% da azioni.
  • Balanced, composto al 60% da azioni.
  • Aggressive, composto al 90% da azioni.

💡 Non devi scegliere in autonomia: dopo aver effettuato l’accesso, rispondi a un questionario e ti saranno consigliati i portafogli d’investimento più adatti a te.

Completano il quadro:

  • L’investimento minimo di 10€.
  • I costi di gestione, che oscillano a seconda del livello di rischio: 0,85% per il portafoglio Conservative, 0,9% per il portafoglio Balanced e 1% per quello Aggressive.
  • I costi d’ingresso, che sono dell’1% dell’importo versato alla sottoscrizione dell’investimento.
  • L’assenza di costi di uscita.

Moneyfarm

Servizio Descrizione

Moneyfarm

App di consulenza finanziaria con servizi di gestione patrimoniale, conto titoli e fondi pensione.

Costruzione del portafoglio a seconda del pacchetto
7 livelli di rischio per la gestione patrimoniale
Consulenza sulla scelta
💸 Investimento minimi di 1.000€ a seconda del prodotto scelto

Moneyfarm è una società di consulenza finanziaria indipendente e digitale, che offre prodotti come la gestione patrimoniale, investimenti assicurativi, fondo pensione e il conto di titoli azionari (completamente formato da ETF).

A differenza di Beewise, Moneyfarm non ha portafogli tematici, ma vengono proposti dai consulenti in questo modo:

  1. Una volta scaricata l’app, l’investitore compila un questionario.
  2. Sulla base degli obiettivi, il consulente crea un portafoglio investimenti (scegliendo un livello di rischio su 7 complessivi) che il cliente deve approvare.
  3. Il portafoglio verrà poi aggiornato periodicamente dai consulenti.

Questo processo avviene con un investimento minimo di 5.000€. I costi di gestione, invece, sono così ripartiti per la gestione patrimoniale:

  • 1% per un investimento da 5.000€ a 19.000€.
  • 0,75% per un investimento da 20.000€ a 199.999€.
  • 0,5% per un investimento da 200.000€ a 499.999€.
  • 0,4% per 500.000€.

Per quanto riguarda gli altri prodotti, come funziona? 

Il Piano Pensione prevede investimenti in portafogli ETF e nessun vincolo di frequenza nei versamenti. Ha un costo di gestione dell’1,25% annuo sul controvalore dell’investimento, a cui si aggiunge un costo amministrativo di 10€ annui.

Il Conto titoli prevede un investimento minimo di 1.000€ e nessun costo di gestione. Questo non segue l’iter consulenziale, ma puoi scegliere direttamente tu i titoli azionari o gli ETF che preferisci.

💡 Per tutti i prodotti non ci sono costi di entrata, uscita o di performance.

Tinaba

Servizio Descrizione

Tinaba

Consulenza finanziaria tramite robo-advisor che consente di investire su portafogli ETF.
8 portafogli differenti
Conto corrente (anche a canone zero)
💸 Investimento minimo di 2.000€

Un’altra modalità di investimento che vogliamo consigliarti è il robo-advisor di Tinaba.

Tinaba è un’app di gestione conti creata in collaborazione con Banca Profilo. Con questa puoi aprire un conto corrente (c’è anche un piano a costo zero) e gestire numerose operazioni bancarie, come prelievi, accreditamento dello stipendio e salvadanai digitali.

Con Tinaba puoi anche investire in ETF a partire da 2.000€ con l’aiuto di un robo-advisor, ovvero di un algoritmo che in base al tuo profilo investitore, consiglia uno tra gli 8 portafogli messi a disposizione dall’app.

I costi di gestione sono i seguenti:

  • 1% per un investimento fino a 19.999€.
  • 0,7% per un investimento da 20.000€ a 199.999€.
  • 0,5% per un investimento da 200.000€ fino a 999.999€.
  • 0,4% per un investimento oltre 1.000.000€.

💡 Per tutti i prodotti non ci sono costi di entrata, uscita o di performance.

La nostra guida introduttiva al mondo degli investimenti termina qui, a questo punto non ti resta che scegliere l’investimento più adatto a te 🙌



Finance

Finanza Personale: le Migliori Abitudini per Risparmiare


Gestire i soldi consapevolmente è un’azione fondamentale per il proprio stile di vita e per il futuro. A volte, però, è più facile a dirsi che a farsi. Un grande aiuto è conoscere e mettere in atto alcune buone abitudini di finanza personale: in questo articolo leggerai qualche spunto per applicarle al meglio.

Indice

Le abitudini di finanza personale sono tutte quelle piccole azioni e ragionamenti che ci aiutano a gestire consapevolmente il nostro denaro.

Nei seguenti paragrafi trovi alcune delle azioni che puoi iniziare a svolgere sin da subito ⬇️

Budgeting: la regola 50/30/20

La prima consuetudine finanziaria da conoscere e applicare è, innanzitutto, destinare al risparmio una quota della tua entrata media mensile non appena arriva

Ma quanto risparmiare al mese? A questo punto entra in gioco la regola del 50/30/20

La regola 50/30/20 permette di stimare un budget mensile diviso tra spese (necessarie e non) e una somma destinata al risparmio.

Sviluppata da Elizabeth Warren, senatrice ed ex docente di diritto commerciale all’Università di Harvard, questa teoria suggerisce una ripartizione simile dello stipendio:

  • Il 50% è destinato alle tue spese necessarie, ovvero tutte le spese di cui non puoi fare a meno. Per esempio, il mutuo o la spesa.
  • Il 30% è dedicato alle spese personali, cioè quelle spese non necessarie che non vuoi eliminare ma che puoi limitare. Per esempio, gli abbonamenti o le uscite a cena.
  • Il 20% rimanente, invece, deve essere messo da parte per i tuoi risparmi, investimenti o eventuali emergenze. Al netto delle possibili emergenze, per questa categoria è importante fissare sempre degli obiettivi: cosa vuoi ottenere da questo risparmio? È una cifra molto lontana dalla tua base di partenza? In questi casi può essere di aiuto darsi delle “mete intermedie” da raggiungere man mano che si mette da parte il 20% delle proprie entrate. 

Abbiamo creato un semplice strumento per calcolare la suddivisione di spesa consigliata nel tuo caso:

❗ La suddivisione 50/30/20 non è da intendersi come una regola rigida. Naturalmente, è un’abitudine che va adattata allo stipendio e alle necessità di ognuno. Se per esempio le spese necessarie erodono buona parte dello stipendio, la percentuale da mettere da parte può scendere anche al 15%, purché comunque si riesca sempre a risparmiare una piccola cifra.

Ecco una guida per applicare concretamente questa regola:

  1. Calcola le tue entrate nette: per suddividere il tuo budget è innanzitutto opportuno conoscere il totale delle tue entrate nette mensili. Per i lavoratori dipendenti basta consultare la busta paga; per i lavoratori autonomi, invece, è necessario calcolare un’entrata media lorda da cui escludere le tasse.
  2. Individua le spese: una volta identificate le entrate, devi individuare le tue uscite mensili. In questo possono aiutarti le tue app di home banking oppure l’app Switcho, dove puoi collegare tutti i tuoi conti e avere una panoramica generale di tutte le spese.
  3. Classifica le spese: categorizza le spese individuate dividendole tra necessarie (quelle a cui non puoi rinunciare) e discrezionali (quelle a cui non vuoi rinunciare). 
  4. Bilancia le tue spese: ora sai più o meno quali sono le cifre che vanno nelle spese necessarie e quali finiscono nelle spese discrezionali. È arrivato dunque il momento di adattarle alle linee guida suggerite: se per esempio vedi che le spese personali corrispondono al 40% del tuo stipendio, è necessario rivedere alcuni acquisti.

In questo modo, avrai ottenuto un preciso budget da mettere da parte per ogni tua esigenza. 

💡 Una risorsa che vorremmo condividerti per aiutarti a categorizzare e analizzare le spese è il nostro foglio di bilancio. Puoi farne una copia e inserire per ogni mese entrate e spese per categoria: in questo modo avrai immediatamente chiaro dove darci un taglio 🤗

Una volta completato il planning mensile, però, potrebbe essere difficile resistere alla tentazione di spendere quel 20%. Per questo entra in campo un’altra abitudine, ovvero quella della contabilità mentale.

Come rispettare il budget con il mental accounting

Ora che con la regola 50/30/20 sai qual è la somma da tenere da parte, come resistere alla tentazione di attingere dal gruzzolo? La risposta è semplice: rendendo l’accesso più difficile.

A sostenere quest’idea è il concetto di mental accounting, ovvero la contabilità mentale:

Il mental accounting è l’organizzazione cognitiva del proprio denaro. In altre parole, il cervello umano considera diversamente i soldi a seconda dell’utilizzo a cui sono destinati. 

💡 A introdurre il concetto è stato l’economista comportamentale Richard Thaler nel 1999, a seguito di un esperimento. 
Nel suo esperimento Thaler ha posto prima questa domanda: “Immagina di aver deciso di vedere un film e di aver pagato 10$ per il biglietto d’ingresso. Entrando al cinema ti accorgi di aver perso il biglietto. Il posto non era contrassegnato e il biglietto non può essere rimborsato. Pagheresti altri 10$ per un nuovo biglietto?”. La risposta degli intervistati è stata “no” al 54%.

Poi è stata fatta una seconda domanda: “Immagina di aver deciso di vedere un film, il cui biglietto di ingresso costa 10$. Recandoti alle casse per acquistarlo ti accorgi di aver perso una banconota da 10$. Pagheresti ancora 10$ per il biglietto?”. In questo caso, la percentuale di “no” è scesa drasticamente al 12%

I partecipanti, dunque, hanno classificato diversamente 10$, anche se il valore è comunque lo stesso.

Il denaro non è tutto uguale: per questo motivo, 2.000€ tenuti da parte semplicemente sul conto corrente saranno maggiormente spendibili rispetto a 2.000€ depositati in un conto di risparmio separato.

A partire da questa teoria, dunque, puoi integrare l’abitudine 50/30/20 con alcune semplici azioni, che eviteranno di farti spendere in maniera impulsiva la tua cifra:

  1. Apri un nuovo conto corrente richiedendo di non ricevere la carta di credito.
  2. Se non indispensabile, evita di installare l’app di home banking sul tuo smartphone.
  3. Imposta (o richiedi di impostare) un bonifico automatico verso il nuovo conto non appena ricevi l’accredito.

In questo modo:

  • Ti abituerai a non vedere il tuo stipendio totale, ma solo l’80% indicativo che puoi spendere. Dunque non avrai nessuna tentazione 😇
  • Essendo meno accessibile, il 20% risparmiato sarà meno spendibile. E col tempo, ti abituerai ad attribuire un valore diverso alla somma depositata rispetto a quella disponibile sul tuo primo conto.

Più controllo con la regola dell’1%

Hai elaborato il tuo piano mensile, calcolato il tuo budget per le spese personali, eppure ti richiama quell’oggetto esposto in vetrina o la novità del momento: come resistere all’acquisto d’impulso?

Anche in questo caso può venire in aiuto un’abitudine di finanza personale: la regola dell’1%.

Descritta da Glen James, esperto di economia australiano nonché host del podcast di finanza personale My Millennial Money, la regola dell’1% fornisce una linea guida da seguire per evitare acquisti impulsivi:

Se la spesa d’impulso in questione vale più dell’1% della tua Retribuzione Annuale Lorda (RAL), allora è consigliabile aspettare almeno 24 ore prima di effettuare l’acquisto.

Calcolare questa “cifra soglia” è molto semplice: se, per esempio, la tua RAL è di 40.000€ allora la spesa limite è di 400€. Se quindi hai la tentazione di acquistare un oggetto da più di 400€, dovrai aspettare almeno 24 ore.

La soglia dell’1% dunque è un checkpoint mentale, una cifra dove fermarsi a riflettere per capire quanto quell’acquisto possa servirci per davvero.

Qual è la cifra soglia nel tuo caso? Scoprila qui:

💡 Come può agire invece chi ha una retribuzione non molto alta? Anche in questo caso James dà una risposta, ovvero consiglia di abbassare la soglia dall’1 allo 0,5%.

Premio al risparmio: l’abitudine che non ti aspetti

Hai redatto e rispettato il tuo budget mensile, messo da parte la cifra interessata, non hai ceduto a nessuna tentazione: finalmente il tuo gruzzolo sta crescendo 💰

In questo momento, magari, hai anche raggiunto un obiettivo di risparmio: perché non concedersi un piccolo premio?

Questo suggerimento, che potrebbe all’apparenza annullare i benefici e gli sforzi del budgeting e della limitazione degli acquisti d’impulso, in realtà non è nient’altro che un modo per ottenere il cosiddetto effetto ricompensa.

L’effetto ricompensa consiste nel premiare gli sforzi fatti per risparmiare attraverso un acquisto. Il costo del premio deve essere comunque proporzionato al risparmio, in modo da non perdere i progressi ottenuti. 

Ti sembrerà strano, ma in realtà questo premio ti incentiverà ancora di più a risparmiare:  la spiegazione arriva dalla psicologia, e in particolare dalla teoria dell’autodeterminazione.

La teoria dell’autodeterminazione, concepita dagli psicologi Edward L. Deci e Richard Ryan, indica come l’essere umano agisca seguendo una predisposizione alla soddisfazione e al benessere.

Questa soddisfazione è mossa da 2 tipi di leve:

  • Una motivazione intrinseca, che viene dall’interno ed è associata all’azione in sé. Questa ha a che fare con il modo in cui ci si sente mentre si compie l’azione. Per esempio, nel caso del risparmio una leva intrinseca sta nel sentirsi di star facendo la cosa giusta, oppure nella promessa di un benessere futuro.
  • Una motivazione estrinseca, che dipende da una ricompensa esterna. Spesso è associata a come gli altri percepiscono l’individuo, quindi è legata ai concetti di complimento o di premio. Nel caso del risparmio, per esempio, una motivazione estrinseca è un acquisto premio.

Secondo Deci e Ryan, l’autodeterminazione, e dunque la ricerca del benessere, si concentra soprattutto sulla motivazione intrinseca. Tuttavia, la motivazione estrinseca può essere una buona spinta ad agire nel momento in cui la prima viene a mancare.

Per questo, nel nostro caso, premiarsi con una piccola ricompensa non è controproducente, ma anzi può essere una spinta in più per mantenere viva la propria motivazione al risparmio.

Piccole abitudini per grandi risultati

Ti abbiamo spiegato alcune strategie utili per un percorso di risparmio e di consapevolezza delle proprie finanze. Affianco a queste, però, ci sono anche altri piccoli accorgimenti che puoi mettere in atto: vediamo insieme quali ⬇️

3 spese su cui intervenire

Se non hai delle entrate tali da progettare un piano di risparmio strutturato come quello proposto dalla regola 50/30/20 o se hai delle difficoltà a diminuire le spese superflue, c’è una soluzione alternativa.

Questa consiste nella scelta di 3 abitudini dispendiose su cui intervenire. Queste possono essere la colazione al bar tutti i giorni, il food delivery, un abbonamento di troppo o altre abitudini che erodono il tuo budget mensile senza che tu te ne accorga.

Come per tutte le buone abitudini, l’obiettivo non è eliminarle del tutto di punto in bianco, ma andare a disinvestire progressivamente su queste 3 spese extra.

Ecco come fare:

  1. Dai un’occhiata alle tue spese e selezionane 3: più difficile se usi il contante, mentre se paghi con la carta salteranno subito all’occhio delle spese ricorrenti non proprio necessarie.
  2. Calcola quanto queste abitudini ti costano a settimana. Per esempio, se prendi un cappuccino e un caffè 3 volte a settimana, spenderai 10€. Riporta questi dati su un foglio (di carta o Excel).
  3. Inizia diminuire la frequenza di queste spese e riporta quanto hai risparmiato sul foglio. Se per esempio hai ridotto la frequenza delle tue colazioni fuori da 3 a una volta a settimana, in un mese avrai risparmiato intorno ai 25€.

Ti chiedi se ne vale la pena? Ecco qualche suggerimento di spesa che, se ripetuta con meno frequenza, può farti risparmiare (e osserva quanto risparmieresti 🤩)

ABITUDINE RIDUZIONE RISPARMIO MENSILE
3 colazioni al bar/ sett. ➡️ 1 colazione / sett. 25€
3 pacchi di sigarette/ sett. ➡️ 1 pacco di sigarette / sett. 40€
3 birre/ weekend ➡️ 1 birra / weekend 30€
4 abbonamenti streaming/ mese ➡️ 3 abbonamenti streaming / mese 10€
4 delivery/ mese ➡️ 2 delivery / mese 40€

Dopo un mese già noterai dei progressi e potrai mettere da parte quei soldi risparmiati. Come abbiamo accennato, questa non è un’abitudine cambia vita, ma può essere quel piccolo aiuto in più.

Attenzione ad alcune abitudini di spesa: i Buy Now Pay Later

Un’abitudine finanziaria sempre più diffusa è di pagare tramite i Buy Now Pay Later, ovvero tutti i metodi di finanziamento che ti permettono di acquistare un bene pagando a rate

Di per sé chiedere un finanziamento con un Buy Now Pay Later non è un male: permette di dilazionare una cifra elevata in modo comodo e automatico.

❗Tuttavia, è necessario comunque prestare attenzione a questi metodi di pagamento. Infatti, secondo un’indagine condotta da Assofin, SDA Bocconi e CRIF nel 2022, il 79% degli utenti dei BNPL non li considera finanziamenti e il 44,3% non li ha definiti come delle minacce al proprio equilibrio economico-patrimoniale. 

Questi dati rivelano il rischio di approcciarsi ai BNPL con poca consapevolezza, come anche afferma la Banca d’Italia: 

La facilità di accesso al servizio, unitamente alla circostanza che il BNPL è generalmente utilizzato per acquistare beni di consumo a importo contenuto, potrebbe incentivare acquisti non del tutto consapevoli e quindi potenzialmente non sostenibili da parte dei consumatori.

Il rischio è infatti quello di caricarsi di tanti piccoli debiti per i mesi successivi e di conseguenza di perdere il controllo delle uscite effettive.

Per questo, il consiglio è sempre di attivarne uno (o al massimo 2, se non particolarmente costoso) alla volta.

Risparmio automatico

In questo caso l’abitudine non è un esercizio che dovrai svolgere tu, ma il tuo operatore bancario: parliamo infatti del risparmio automatico.

Questo consiste:

  1. Nell’arrotondamento, ovvero mettere da parte il resto di un acquisto. Se per esempio la tua spesa sarà di 38,41€, i restanti 9 centesimi saranno versati a parte.
  2. Nel mettere da parte una quantità fissa ricorrente, con cadenza settimanale o mensile.

Il bello del risparmio automatico è proprio nel fatto che non dovrai far nulla se non controllare che la tua app di home banking abbia un salvadanaio digitale. In alternativa, ci sono comunque delle app di risparmio (non legate a un conto) con questa funzionalità.

L’arrotondamento e il versamento ricorrente sono azioni presenti in quasi tutti i salvadanai digitali: quindi, quale scegliere? È per questo che abbiamo selezionato 5 app salvadanaio dotate di funzionalità peculiari 👇

Speriamo che quest’articolo possa esserti stato utile, e ricordati che puoi cambiare il tuo stile di vita finanziario soprattutto dalle piccole azioni 💰



Finance

Confronto Dispositivi Telepedaggio 2024: Prezzi e Servizi Inclusi


La modalità di pagamento dell’autostrada più comoda è senza dubbio il telepedaggio, che permette di pagare la cifra dovuta senza fermarsi al casello.

In Italia la soluzione di telepedaggio per eccellenza è il Telepass, ma sapevi che oggi esistono anche delle alternative? Infatti sono di recente entrati sul mercato anche UnipolMove e MooneyGo: vediamo insieme quanto costano, cosa includono e come scegliere quello che fa al caso tuo 🚗

Telepass e le alternative: UnipolMove e MooneyGo

In questa tabella trovi un rapido confronto dei tre servizi di telepedaggio attualmente disponibili in Italia 👇

Servizio Costi Info
Telepedaggio UnipolMove
▪️ Flat: 1,50€/ mese
▪️ Pay per Use: 0,50€/ giorno di utilizzo
▪️ Attivazione: 0-5€ in base al piano
Promo a tempo: 12 mesi gratis
✅ Possibilità secondo dispositivo
✅ Include anche: parcheggi, servizi mobilità, pagamenti vari
Telepedaggio MooneyGo
MooneyGo
▪️ Flat: 1,50€/ mese
▪️ Pay per Use: 2,20€/ mese di utilizzo
▪️ Attivazione: 5-10€ in base al piano
✅ 2 targhe associate al dispositivo
✅ Include anche: parcheggi, servizi mobilità, pagamenti vari
Telepedaggio Telepass
Telepass
▪️ Flat: 3,90-4,90€/ mese in base al piano
▪️ Pay per Use: 2,50€/ mese di utilizzo
▪️ Attivazione: 0-10€ in base al piano
Promo a tempo: 12 mesi gratis
✅ 2 targhe associate al dispositivo
✅ Include anche numerosi altri servizi in base al piano

Ma chi sono queste tre aziende? Ecco una breve panoramica di ciascuna:

Parte del Gruppo assicurativo Unipol, l’azienda è attiva dal 2022. Offre il pagamento dei pedaggi autostradali e non solo.

Operativo dal 2023, fa parte di Mooney, azienda controllata da Enel e Intesa Sanpaolo che si occupa di pagamenti e mobilità.

La più storica soluzione di telepedaggio in Italia, è attiva dagli anni ‘90. Nel corso degli anni ha introdotto sempre più servizi.

💡 Il funzionamento per tutte e tre le soluzioni è il medesimo: una volta ottenuto il dispositivo da collocare in auto, potrai passare i caselli autostradali che presentano la lettera T su sfondo giallo, semplicemente rallentando. Il pagamento avviene in automatico e ti viene fatturato secondo i tempi indicati nel contratto.

Vuoi qualche informazione in più per chiarirti le idee e capire quale dispositivo di telepedaggio fa al caso tuo? Prosegui la lettura per scoprire tutto ciò che serve, tra cui:

UnipolMove: costo, attivazione e servizi

UnipolMove propone due piani per i clienti privati, uno “flat” (cioè in abbonamento) e uno “pay per use”, che si attiva solo quando utilizzi effettivamente il servizio. Eccoli a confronto:

BASE
⭐ Offerta fino al 25/06/24
PAY PER USE
⭐ Offerta fino al 30/07/24
Gratis per i primi 12 mesi, poi:
▪️ 1,50€/ mese per il primo dispositivo
▪️ 1€/ mese per il secondo
0,50€ per ogni giorno di utilizzo
Attivazione e consegna: gratis Attivazione e consegna: 5€ anziché 10€
Pagamento mensile Pagamento all’utilizzo
Secondo dispositivo gratis Il secondo dispositivo può essere aggiunto alle stesse condizioni economiche
▪️ Telepedaggio
▪️ Pagamento parcheggi
▪️ Area C Milano
▪️ Prenotazione tagliando e riparazione vetri
▪️ Soccorso stradale
▪️ Altri pagamenti: taxi, carburante, PagoPa, bollo, Skipass
▪️ Telepedaggio
▪️ Pagamento parcheggi
▪️ Area C Milano
▪️ Prenotazione tagliando e riparazione vetri
▪️ Soccorso stradale
▪️ Altri pagamenti: taxi, carburante, PagoPa, bollo, Skipass
Disdetta gratuita e senza vincoli Disdetta gratuita e senza vincoli

Le modalità di attivazione dipendono dal pieno scelto (il piano Base attivabile di persona e online, mentre quello Pay per Use solo di persona):

  • Sito web;
  • App UnipolMove; 
  • Agenzia UnipolSai; 
  • Filiali BPER Banca;
  • Punti Sermetra;
  • PuntoLis.

In ogni caso, per poter collegare il sistema di pagamento occorre fornire il codice IBAN dell’intestatario del contratto, oppure una carta prepagata dotata di IBAN e abilitata al servizio di addebito diretto (SDD).

⚠️ Attualmente UnipolMove consente di pagare il pedaggio dell’autostrada su tutta la rete italiana, ad eccezione della Sicilia.

MooneyGo: piano tariffario, attivazione e servizi

Anche MooneyGo offre due piani in base alle esigenze del cliente: 

ABBONAMENTO PAY PER USE
1,50€/ mese 2,20€/ mese (solo nei mesi di utilizzo)
Attivazione e consegna: 5€ Attivazione e consegna: 10€
Pagamento settimanale Pagamento settimanale
2 targhe associate 2 targhe associate
▪️ Telepedaggio
▪️ Pagamento parcheggi
▪️ Area C Milano
▪️ Traghetto Stretto di Messina
▪️ Altri servizi: taxi, trasporto pubblico, veicoli in sharing, musei e altre attrazioni
▪️ Telepedaggio
▪️ Pagamento parcheggi
▪️ Area C Milano
▪️ Traghetto Stretto di Messina
▪️ Altri servizi: taxi, trasporto pubblico, veicoli in sharing, musei e altre attrazioni
Disdetta gratuita e senza vincoli Disdetta gratuita e senza vincoli

Mentre la tariffa in abbonamento è pensata per i viaggiatori abituali, quella Pay per Use risulta particolarmente interessante per chi utilizza l’autostrada soprattutto in alcuni mesi all’anno – ad esempio, nei periodi di vacanza.

L’attivazione di MooneyGo può avvenire online, dal sito o dall’app, oppure nei punti vendita Mooney (circa 15.000 bar, tabacchi ed edicole). 

Puoi associare il tuo dispositivo MooneyGo a una carta di credito o debito del circuito Visa o Mastercard, oppure a una carta Mooney.

Telepass: tariffe, attivazione e servizi

Il più storico fornitore di servizi di telepedaggio in questi mesi sta modificando le sue offerte, aggiungendo nuovi servizi e rivedendo di conseguenza anche i costi dei diversi piani. 

➡️ Sicuramente l’hai notato se sei già cliente Telepass e in questo periodo hai ricevuto una comunicazione di modifica unilaterale del contratto: alcuni piani, come Family e Twin, hanno subito aumenti. Ne parliamo meglio in questo paragrafo.

Attualmente, le principali soluzioni per i privati sono 3:

BASE
⭐ Offerta fino al 15/07/24
PLUS
⭐ Offerta fino al 15/07/24
PAY PER USE
Gratis per 12 mesi, poi 3,90€/ mese Gratis per 12 mesi, poi 4,90€/ mese 2,50€/ mese di utilizzo

Dal 1° luglio: 1€/ giorno di utilizzo telepedaggio + 1€/ giorno di utilizzo altri servizi

Attivazione e consegna: gratis Attivazione e consegna: gratis Attivazione e consegna: 10€
2 targhe associate 2 targhe associate 1 targa associata (2 dal 1° luglio)
20% cashback sul pedaggio
▪️ Pedaggio
▪️ Parcheggio
▪️ Vignette elettroniche
▪️ Area C Milano
▪️ Traghetto Stretto di Messina
▪️  Strisce Blu dal 1° luglio
20% cashback sul pedaggio
▪️ Pedaggio
▪️ Parcheggio
▪️ Vignette elettroniche
▪️ Area C Milano
▪️ Traghetto Stretto di Messina
Altri servizi: strisce blu taxi, trasporto pubblico, carburante, ricarica elettrica, bollo, Skipass, PagoPa
▪️ Pedaggio
▪️ Parcheggio
▪️ Vignette elettroniche
▪️ Area C Milano
▪️ Traghetto Stretto di Messina
▪️  Strisce Blu dal 1° luglio
Disdetta gratuita e senza vincoli Disdetta gratuita e senza vincoli Disdetta gratuita e senza vincoli

💡 Puoi aggiungere al piano un secondo dispositivo, con altre due targhe associate, al costo di 0,88€ per 3 mesi e a seguire 2,88€ al mese.

Rispetto alle altre concorrenti, Telepass è l’azienda che offre più flessibilità nel comporre il proprio piano: chi non necessita di tutti i servizi inclusi nell’abbonamento Plus può optare per la tariffa Base. La soluzione Pay per Use, inoltre, soddisfa le esigenze di chi usa l’autostrada solo saltuariamente. 

Di contro i prezzi Telepass risultano leggermente più alti, anche in virtù del maggior numero di servizi offerti. 

Per attivare un piano Telepass hai diverse opzioni:

  • Dall’app;
  • In un Telepass Store a Milano o Torino;
  • In un Telepass Point presso una Eni Station;
  • In un Centro Servizi Telepass.

La fatturazione da parte di Telepass avviene trimestralmente e per il pagamento è necessario collegare il proprio IBAN.

Come scegliere il dispositivo di telepedaggio più adatto a te

Se dopo tutte queste informazioni percepisci un po’ di confusione, è normale 🙂 Facciamo un passo indietro per capire meglio le tue esigenze e trovare la soluzione più adatta a te. Ecco 3 domande che ti aiuteranno a fare chiarezza:

1. Pay per use o abbonamento?

Capirlo ti permetterà di escludere circa metà delle offerte, così da concentrarti solo su quelle che fanno davvero al caso tuo. 

Ti consigliamo un’offerta Pay per Use se non usi molto i parcheggi a pagamento e se:

  • Prendi l’autostrada poche volte ma ben distribuite durante l’anno: una soluzione con pagamento per giorno di utilizzo (come Telepass e UnipolMove) può andare bene per te.
  • Prendi l’autostrada poche volte e soprattutto in specifici mesi (ad esempio per le vacanze estive e invernali): potresti optare per una soluzione con pagamento per mese di utilizzo, come quella di MooneyGo.

Ti consigliamo un’offerta in abbonamento se:

  • Usi l’autostrada o i parcheggi a pagamento più spesso di 2 o 3 volte al mese: in questo caso la scelta del dispositivo può basarsi sul costo e sui servizi aggiuntivi inclusi. Il che ci porta al prossimo paragrafo 👇 

2. Quali servizi aggiuntivi utilizzi?

Abbiamo visto che ce ne sono davvero tanti, e probabilmente non tutti ti saranno davvero utili: tutto dipende dalle tue abitudini. Per facilitarti il confronto ti lasciamo le pagine dedicate ai servizi inclusi – oltre al telepedaggio – per ciascuna soluzione analizzata:

Telepass risulta essere l’opzione con più servizi extra inclusi, ma la possibilità di usufruirne dipende dal piano sottoscritto. Se invece cerchi una soluzione più semplice, con i servizi essenziali, ti consigliamo di orientarti su UnipolMove o MooneyGo.

3. Su quanti veicoli userai il dispositivo?

Non tutte le aziende permettono di utilizzare il servizio su più veicoli. Ad esempio, Telepass e MooneyGo consentono di associare 2 targhe per ogni dispositivo, mentre UnipolMove propone l’aggiunta di un secondo dispositivo a un prezzo vantaggioso.  Quest’ultima opzione è offerta anche da Telepass, ma a un canone più alto.

Se tu e la tua famiglia possedete più auto (che usate spesso contemporaneamente), quindi, è bene porsi anche il dubbio di quanti dispositivi può aver senso richiedere.

Aumento tariffe Telepass: chi riguarda e cosa fare

In conclusione, facciamo un riepilogo di cosa è successo in questi ultimi mesi ai clienti Telepass e di come puoi eventualmente dare disdetta, se lo desideri.

AUMENTI TELEPASS: UN RIASSUNTO

Cos’è successo? Ad aprile 2024 molti clienti hanno ricevuto una comunicazione di modifica contrattuale in cui Telepass comunicava un aumento di prezzo
Chi riguarda? I clienti con piano Telepass Family, che ora diventa Telepass Base, e quelli con servizio Telepass Twin
Di quanto aumenta il prezzo? Da 1,83€ a 3,90€ al mese
Quali sono i motivi? Come spiega Telepass stesso nella lettera inviata ai clienti, gli aumenti sono dovuti agli investimenti condotti in questi anni dalla società e all’aggiunta di nuovi servizi
Da quando saranno attivi i nuovi prezzi? Dal 1° luglio 2024
Si può dare disdetta? Sì, entro il 30 giugno 2024 è possibile chiudere il contratto senza costi né penali.

Come dare disdetta a Telepass in seguito agli aumenti di prezzo? La procedura è molto semplice e può essere svolta:

  • Via email scrivendo all’indirizzo [email protected];
  • Via PEC all’indirizzo [email protected]
  • Via posta scrivendo a TELEPASS S.p.A. – Customer Care, Via del Serafico 49 – 00142 ROMA;
  • Presso i Telepass Store, i Centri servizi dei gestori autostradali e gli altri punti vendita o assistenza autorizzati Telepass;
  • Chiamando il numero verde Telepass al 800 904 940 attivo dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 17:30 

Ricorda di indicare le tue generalità e il piano Telepass che intendi disdire, oltre a specificare che la disdetta avviene in seguito alla proposta di modifica unilaterale del contratto. Qui trovi un esempio di modulo per la disdetta a Telepass.

⚠️ Infine, non dimenticare di restituire il tuo dispositivo Telepass: puoi consegnarlo presso  i Telepass Store, il Centro Servizi Telepass o i Telepass Point Eni Station, oppure spedirlo con raccomandata postale a: Telepass S.p.A. – Via del Serafico 49 – 00142 Roma.

Sappi che, comunque, puoi restituire il dispositivo senza inviare alcuna comunicazione e la disdetta risulterà ugualmente valida.



Finance

15 libri da leggere di economia e finanza per iniziare a investire


Cosa vedremo in questo articolo

Leggere libri di economia e finanza è davvero così utile come sembra? Assolutamente sì e ti spieghiamo subito il perché. Trader professionista o investitore principiante non ha importanza: un buon manuale può aiutarti ad apprendere i concetti base del mondo economico, a mantenere il focus sui tuoi obiettivi e a rimanere aggiornato sulle novità del mercato azionario.

Come si fa, però, a scegliere i volumi in grado di fare la differenza in un oceano sterminato di proposte editoriali? Semplice: per capire quali sono i migliori libri per iniziare a investire, non devi far altro che leggere questo articolo!

6 validi motivi per leggere i libri di economia e finanza

Leggere i testi più importanti e significativi dal punto di vista degli investimenti ti permette di acquisire le competenze necessarie, per comprendere tutti i mercati persino quelli più complessi, di affinare il tuo senso degli affari e di sviluppare delle forti capacità analitiche che ti permetteranno, insieme al tuo consulente finanziario indipendente di sviluppare la strategia più adatta al tuo portafoglio e ai tuoi obiettivi di crescita.

I vantaggi derivanti dalla lettura di questi volumi non finiscono qui.

I migliori libri di economia e finanza ti aiutano a:

1. Eliminare la paura degli investimenti

Marie Curie era solita dire che: “Niente nella vita dovrebbe essere temuto, solo compreso”. L’essere umano, per sua natura, tende ad aver paura delle cose che non conosce e a farsi influenzare dalle opinioni altrui, da quello che legge sui social o sente dagli organi di stampa. Un buon libro ti aiuta a comprendere e a costruire la tua personale consapevolezza.

2. Ampliare il vocabolario

Comprendere i termini più utilizzati nel mondo della Borsa non è semplice. Spesso, soprattutto i principianti, rischiano di perdersi in un universo di parole come asset class, futures o sigle come ETF o NFT. Un manuale di finanza ti permette di costruire da zero o ampliare il tuo glossario economico.

3. Pensare a nuove opportunità

Una buona educazione finanziaria ti aiuterà a sviluppare una strategia efficace, a valutare varie opportunità economiche o a capire, ad esempio, quali sono i migliori investimenti per i tuoi figli.

Leggere questi testi può suggerirti, inoltre, strategie e investimenti ai quali non avevi mai pensato o dato importanza. Spesso ti ritroverai a imparare e a prendere spunto da autori che hanno già percorso queste strade e che hanno risolto problemi e difficoltà che potresti incontrare anche tu.

4. Comprendere la psicologia economica

La finanza non può essere ridotta a curve, relazioni, grafici e modelli. Il mondo dell’economia è molto più vasto e va oltre la semplice teoria. Dietro un calcolo o un processo decisionale ci sono uomini che pensano, elaborano, comprendono. Nella nostra classifica troverai alcuni libri che affrontano la tematica economica proprio da un punto di vista psicologico.

5. Capire le tue abitudini di spesa

Il mondo dell’economia viaggia di pari passo con la realtà che viviamo quotidianamente. Shamari Benton, famoso professionista dell’alta finanza, ha recentemente affermato che basta entrare in un negozio di alimentari per fare i conti con una realtà intrisa di riflessioni economiche e analitiche. Sotto questo punto di vista, un manuale dedicato alla gestione del denaro ti aiuterà a fare luce su questioni alle quali non hai mai pensato.

Facciamo un piccolo esempio. Hai mai sentito parlare di disponibilità a pagare (DAP)? La DAP o Willingness to Pay (WTP) è l’importo massimo che sei disposto a spendere per un bene o un servizio per ottenere un miglioramento nella tua situazione o per evitare una perdita. Se non sai qual è la tua capacità di spesa, crei un divario tra DAP reale e ipotetica e le conseguenze sui tuoi risparmi possono essere davvero deleterie.

Imparare a conoscere il mondo dell’economia può aiutarti a gestire meglio le tue finanze e a prendere decisioni più sagge per te e per la tua famiglia.

6. Costruire una strategia a medio e lungo termine

Partire da una buona base teorica è fondamentale per comprendere dove vuoi arrivare e non solo. Capire quali sono i tuoi obiettivi economici a medio e lungo termine ti aiuterà a costruire, insieme al tuo consulente finanziario indipendente, la strategia finanziaria adeguata al tuo profilo di investitore.

Scarica 16 strumenti esclusivi e innovativi per conoscere tutti i segreti del mondo finanziario e investire con successo!

Che libri leggere per iniziare a investire?

Il successo in Borsa non nasce dal nulla. Scegliere i libri da leggere, per iniziare a investire, ti permette di comprendere il funzionamento del mercato azionario, di individuare la strategia di investimento più adatta a te e di compiere scelte ragionate.

Non dimenticare che la salute finanziaria del tuo portfolio è indispensabile così come evitare perdite che possano in qualche modo compromettere le tue risorse. Ok, fin qui tutto chiaro. Come si fa a capire qual è il testo di cui abbiamo davvero bisogno? Basta dare una rapida occhiata a qualsiasi scaffale dedicato ai libri di economia e finanza per capire due cose: la prima è che sono davvero numerosi, la seconda è che non tutti sono all’altezza delle aspettative.

Per aiutarti nella scelta abbiamo deciso di creare una lista con i migliori volumi dedicati a tre grandi aree tematiche:

  • investimenti;
  • finanza;
  • gestione del denaro.

Guida ai migliori libri per investire in Borsa

1° area tematica: investimenti

Padre ricco, padre povero – Robert T. Kiyosaki

Iniziamo la nostra rassegna con un classico dei libri dedicati al mondo degli investimenti. Padre ricco, padre povero, best seller da oltre 25 anni, ha aiutato milioni di persone nel mondo a prendere in mano le redini della propria vita finanziaria.

Il testo narra la storia dell’autore, ma soprattutto spiega, con dovizia di particolari, una visione davvero particolare dell’esistenza. Kiyosaki punta il focus sul tipico stile di vita occidentale: studiamo, lavoriamo, risparmiamo e moriamo. Desolante vero? Se, invece, provassimo a invertire la rotta, cercando una maniera per guadagnare senza lavorare?

Da qui parte la narrazione della vita dell’autore, una storia dominata dalla presenza di due personaggi: il vero padre, povero, e il papà ricco del suo migliore amico. Attraverso un’analisi lucida e priva di moralismi, Kiyosaki spiega le differenti vedute sul denaro da parte di entrambi, visioni che li hanno proiettati su strade diametralmente opposte: una vita faticosa e priva di soddisfazioni per uno, l’agiatezza e il lusso per l’altro.

Una delle teorie più interessanti presentate nel libro è proprio quella che ha a che fare con il trading.

L’autore prende ad esempio il mutuo: per pagarlo dobbiamo ovviamente possedere un reddito. E se provassimo invece a destinare tale rata a un investimento in azioni più rischioso ma più redditizio? Secondo l’autore, lo strumento ideale per investire è rappresentato dal trading online, ma attenzione: non ci si improvvisa trader ma occorre possedere una solida formazione o richiedere l’appoggio di un professionista del settore.

Il piccolo libro dell’investimento. Un modo efficace per garantire il tuo guadagno nel mercato azionario – John C. Bogle

Il testo scritto dal fondatore di Vanguard è un altro classico che non può mancare nella tua libreria. Raccomandato da giganti del settore come Warren Buffett e Charlie Munger, è un volume semplice da leggere ma, al tempo stesso, capace di proporre un’analisi approfondita sul mondo del trading.

Secondo l’autore, ogni investimento deve basarsi su una semplice regola: il buonsenso. Tradotto in termini pratici vuol dire arrivare a possedere l’intero mercato azionario, sfruttando la differenza tra investimenti attivi e passivi e riducendo in maniera significativa i costi relativi all’intermediazione finanziaria.

I passaggi più interessanti e pratici di questo libro sono due: l’analisi puntuale e sincera dei mercati finanziari e lo studio approfondito degli ETF.

L’automatic millionaire. Un one-step plan per diventare ricchi – David Bach

Lui è un manager di basso livello, lei un’estetista. Il loro reddito non supera la quota dei 55.000 dollari l’anno eppure possiedono due case, mantengono due figli al college, non hanno debiti e sono andati in pensione a 55 anni con più di 1 milione di dollari di risparmi.

La storia di questi due coniugi americani è il punto di partenza del libro scritto da David Bach, un testo considerato un vero e proprio vademecum per chi vuole prendere in mano le redini della propria vita finanziaria. Da qui la famosissima formula di Bach e, pagina dopo pagina, imparerai a:

  • liberarti dall’idea di dover possedere a tutti i costi un budget di partenza;
  • non aver bisogno di molti soldi;
  • non fare del denaro la tua ragione di vita;
  • creare un perfetto piano finanziario nel giro di un’ora.

L’autore raccomanda ai più giovani di investire fino al 60% in fondi azionari perché la giovane età permette loro di cavalcare senza problemi gli alti e bassi del mercato e di riservare soltanto dal 5% al 15% di risorse in obbligazioni.

L’investitore intelligente – Benjamin Graham

Graham è considerato all’unanimità il padre del value investing, una strategia di investimento fondata sull’acquisto di titoli snobbati dal mercato e ideale per premiare le operazioni di trading a lungo termine. Intere generazioni di investitori hanno costruito la propria fortuna finanziaria partendo dalla lettura di questo testo, scritto nel lontano 1949 e considerato come la Bibbia degli investimenti. Pensa che uno degli allievi più famosi di Graham è proprio Warren Buffett, uno degli investitori più ricchi al mondo.

In questo libro non troverai la formula magica per scegliere senza sbagliare i tuoi investimenti. L’autore infatti ha voluto condividere con il suo pubblico i principi che regolano il mercato azionario ovvero quei concetti base che puoi facilmente applicare a qualsiasi operazione finanziaria.

Se già hai investito del denaro, approfittare della nostra analisi gratuita per tagliare fino al 90% dei costi degli investimenti ora! Approfondisci subito di cosa si tratta.

Non lasciarti trarre in inganno dall’anno di pubblicazione. Graham è riuscito a creare un volume universale, capace di sfidare il tempo. Tuttavia, per una maggiore comprensione del testo, ti invitiamo ad acquistare l’edizione del 2003 rivista e commentata da Jason Zweig, editorialista del Wall Street Journal.

Un passo avanti a Wall Street: i segreti e le strategie per guadagnare in Borsa – Peter Lynch

Il best seller scritto da Peter Lynch, famoso investitore e filantropo statunitense, ha venduto più di un milione di copie in tutto il mondo. L’autore parte da una semplice domanda: è possibile utilizzare quello che già sai per guadagnare in Borsa? La risposta di Lynch non può che essere affermativa e, per dimostrare la sua tesi, descrive il metodo che ha utilizzato per raggiungere il successo finanziario.

Il mondo della Borsa non è una realtà destinata soltanto agli addetti del settore. Durante la giornata ci imbattiamo in un numero infinito di prodotti e servizi e le opportunità di investimento sono ovunque. Se riusciamo a prestare attenzione alle migliori, siamo sulla buona strada per individuare le società in cui investire, battendo sul filo di lana i trader professionisti.

Giocare in Borsa, tuttavia, non è un affare mordi e fuggi: se investi a lungo termine e senza fretta, afferma Lynch, sarai ricompensato dagli ottimi risultati.

Il piccolo libro per investire come un professionista. I 5 passi per scegliere le azioni migliori – Joshua Pearl e Joshua Rosenbaum

Pratico, semplice da consultare ed efficace. Il libro scritto da Pearl e Rosenbaum ti spiega come orientarti nel vasto mondo del trading, ma soprattutto come selezionare i titoli sui quali investire attraverso una serie di esempi pratici e di modelli utilizzati a Wall Street.

Particolarmente utile è la sezione dedicata ai fondi comuni di investimento e alle pensioni integrative, considerate come uno strumento ideale per pianificare il proprio futuro. Nel nostro manuale gratuito sulla previdenza, ti spieghiamo come gestire la tua situazione previdenziale, per aumentare la tua pensione futura.

libri per investire benelibri per investire bene

La psicologia dei soldi. Lezioni senza tempo sulla ricchezza, l’avidità e la felicità – Morgan Housel

Secondo gli esperti, uno dei principali problemi degli investitori alle prime armi è rappresentato dalle emozioni. Le sensazioni di paura, attesa o incertezza possono falsare la visione concreta del mercato azionario e della propria disponibilità economica, generando risultati spesso disastrosi.

Per contrastare questa tendenza, come esperti del settore ti sveliamo un segreto. Hai due strumenti a tua disposizione: il primo è richiedere l’intervento di un consulente indipendente che saprà indirizzarti verso le scelte più adatte al tuo profilo di investimento, la seconda, invece, è capire il perché di questi sentimenti.

Fra i libri di economia e finanza per principianti, La psicologia dei soldi risulta essere uno dei più pratici e semplici da comprendere. In questa sede imparerai a controllare le tue emozioni e a investire con una mente pronta e focalizzata sugli obiettivi che vuoi raggiungere.

Il metodo Warren Buffett. I segreti del più grande investitore del mondo – Robert G. Hagstrom

Nel corso di questo articolo abbiamo avuto modo di parlare più volte di Warren Buffett, il guru della finanza mondiale. Robert G. Hagstrom, chief Investment Officer di Equity Compass Investment Management, ha studiato le tecniche e i metodi utilizzati dall’Oracolo di Omaha (questo il soprannome di Buffett) e li ha riportati in questo libro che, in breve tempo, è diventato uno dei più letti sia dai principianti sia dai trader professionisti.

L’autore spiega con dovizia di particolari quali sono i punti dai quali partire: prendere poche ma importanti decisioni sulle quali costruire il proprio portfolio, evitare l’improvvisazione e smetterla di controllare continuamente il mercato azionario. Tra le altre cose, imparerai anche a capire e usare alcuni concetti e termini particolarmente cari a Buffett come, ad esempio, l’Economic MOAT.

A scuola di trading – Gianluca Defendi

Nella nostra classifica dei libri per iniziare a investire, non poteva mancare un manuale tecnico, perfetto per apprendere i principali rudimenti della materia.

L’autore spiega in modo semplice e pratico come si fa l’analisi dei prezzi, cosa sono i movimenti ciclici delle attività finanziarie, in cosa consistono concetti come la pressione rialzista e ribassista o, ad esempio, in cosa consiste il concetto di value area.

Davide Capoti – Bitcoin Revolution

Davide Capoti ci offre un interessante viaggio nel mondo delle criptovalute, le celebri monete elettroniche che ad oggi sono uno degli investimenti più diffusi al mondo.

L’autore ci aiuta a capire cosa sono e se conviene davvero investire in Bitcoin & co.

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Cosa studiare per capire la finanza?

2° area tematica: finanza

Ti diamo tre ragioni per cui dovresti leggere un libro dedicato interamente alla finanza:

  • l’educazione finanziaria è fondamentale per diventare protagonisti delle proprie scelte economiche;
  • conoscere la materia rappresenta un’ottima base per attuare ottime strategie di investimento;
  • un buon manuale ti permette di capire di quanto soldi hai bisogno nella tua vita e di quanto dovresti risparmiare ogni mese, per raggiungere i tuoi obiettivi.

Ti consigliamo due testi:

Finalmente ho capito la finanza – Maurizio De Pra

Questo libro, scritto in maniera semplice e piacevole, ti aiuta a capire il significato dei termini più utilizzati nel mondo dell’economia come indici di Borsa, acquisizioni, fusioni e così via.

De Pra spiega, con esempi alla mano, quali sono le principali leggi economiche e i meccanismi di base che regolano il mercato.

Principi di finanza aziendale – Richard A. Brealey, Stewart C. Myers, Franklin Allen

Questo è un manuale perfetto per chi ha già una conoscenza di base del mondo economico o per chi sta cercando dei libri sull’economia e la finanza aziendale.

Nel testo troverai la spiegazione di alcuni aspetti che riguardano da vicino il mondo delle imprese come, ad esempio, il modo in cui affrontano i cambiamenti socio-economici o in cosa consistono termini come valori, rischio di mercato, pagamento dei dividendi o finanziamento del debito.

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Come gestire il denaro: libri da leggere

2° area tematica: gestione del denaro

Non sai da che parte iniziare per imparare a gestire in maniera consapevole il tuo denaro? Inizia con i libri che seguono.

Ti insegno come diventare ricco. Il programma in 6 settimane che funziona davvero – Ramit Sethi

Chi ha detto che essere ricchi vuol dire spendere soldi?

In questo libro Ramit Sethi, uno dei più famosi consulenti finanziari americani, ti spiega come affrontare le insidie nascoste dietro il denaro, come risparmiare ogni mese, come far fronte ai vari debiti e come evitare di sperperare soldi.

Secondo questo guru della finanza è possibile spendere tranquillamente le proprie risorse soltanto dopo averle investite.

Il milionario della porta accanto – Thomas J. Stanley e William D. Danko

Questo è un libro che racconta fatti e storie reali per aiutarti a capire l’importanza del risparmio e degli investimenti. Gli autori hanno studiato le abitudini e gli stili di vita di oltre 1.000 milionari.

Il risultato ti stupirà: la maggior parte di queste persone vive al di sotto dei propri mezzi, non spende soldi in cose costose come auto di lusso o grandi case ma preferisce risparmiare e investire in azioni finalizzate a un guadagno a lungo termine.

Essere ricchi, secondo gli autori, vuol dire conquistare la capacità di risparmiare e investire.

O la borsa o la vita. 9 passi per trasformare il tuo rapporto con il denaro e ottenere l’indipendenza finanziaria – Vicki Robin e Joe Dominguez

Robin e Dominguez spiegano in modo pratico e veloce come gestire i nostri soldi per raggiungere l’indipendenza finanziaria.

Una delle lezioni più importanti che il libro ci insegna è di tenere traccia delle spese per capire dove vanno a finire i nostri soldi e modificare eventualmente le nostre abitudini di spesa.

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Finance

Rendite mensili: 3 investimenti per averle


Cosa vedremo in questo articolo

Rendite mensili con investimenti di successo, il sogno di tutti. Le tanto discusse entrate passive! Ognuno di noi vorrebbe avere delle fonti di reddito automatiche, per integrare il proprio stipendio.

Il primo passo per costruire un portafoglio a rendita è identificare l’obiettivo alla base. Ora ti chiederai: è davvero possibile investire, per avere una rendita? Dove investire per averla?

Ecco 3 tipologie di investimento per costruire una reale rendita passiva.

Cedole e dividendi, un portafoglio diversificato

Sfruttare le cedole e i dividendi di strumenti finanziari è il metodo tradizionale per usufruire di una rendita passiva. L’importante è creare un portafoglio con un grado di rischio adatto al profilo dello specifico investitore.

Le cedole sono gli interessi rilasciati dalle obbligazioni, i dividendi sono gli utili distribuiti agli azionisti. Costruendo un portafoglio diversificato, si può ottenere un 3/4% netto annuo di rendita passiva. 

Chiaramente, più è grande il tuo patrimonio più questo reddito aggiuntivo sarà consistente. Proprio per questo motivo, il consiglio rivolto ai giovani è di accumulare più denaro possibile nel corso degli anni, per goderne poi quando il fisico non permetterà più ritmi di lavoro così elevati.

Questo metodo ha tre caratteristiche principali:

  • richiede poco tempo per la gestione (ancora meno se delegata);
  • livello di rischio deciso a priori dall’investitore, in base ai suoi obiettivi, orizzonti temporali ed indole personale;
  • il tuo patrimonio è sempre sotto il tuo controllo.

C’è qualcosa che già non ti torna o non capisci? Entra nel Caveau degli investimenti e scopri tutti i trucchi del mondo finanziario. Le cose saranno più chiare e facili, promesso!

Le azioni con dividendi convengono per avere una rendita mensile? 

Quando si parla di azioni vengono sempre in mente i loro dividendi. Ma cosa sono i dividendi azionari? In parole semplici è un pagamento fatto dall’azienda sottostante alla particolare azione, verso i suoi azionisti, ovvero coloro che detengono una o più azioni di quella determinata azienda.

Detto così sembra proprio un bel regalo fatto a chi ha investito nell’azione di quella azienda. È veramente così?

In realtà il dividendo non è un “bonus” generosamente elargito dalle società per azioni, ma una parte degli utili fatti dalle stesse e distribuiti ai suoi azionisti. Si tratta, però, solo di una scelta della particolare azienda, che avrebbe potuto anche reinvestire gli utili senza distribuire dividendi, facendo magari aumentare di valore il prezzo delle azioni.

Infatti, ad ogni distribuzione (stacco) dei dividendi si assiste solitamente ad una diminuzione del prezzo dell’azione, proprio perché questa ha ceduto parte del suo valore agli azionisti sotto forma di liquidità. Esistono azioni di diverso tipo, ma non tutte staccano dividendi.

Inoltre, anche quelle che li distribuiscono, potrebbero decidere di aumentarne o  diminuirne il valore fino ad azzerarlo oppure cambiarne la frequenza di pagamento (mensile, bimestrale, trimestrale, semestrale, annuale). I dividendi di un’azione non sono quindi costanti e sicuri nel tempo.

Pertanto, per costruirsi una rendita mensile attraverso i dividendi azionari, è necessario studiare bene le aziende che li staccano, il loro andamento storico e pianificare i flussi mensili desiderati.

Rendite mensili: buona idea dalle cedole delle obbligazioni?

A differenza dei dividendi da azioni, le cedole da obbligazioni sono per gli investitori degli ingressi di denaro più sicuri. Di fatto, le cedole obbligazionarie non derivano dagli utili di un’azienda molto spesso variabili, al contrario sono definite da un “contratto” tra l’emittente dell’obbligazione e l’investitore che di fatto gli sta prestando soldi.

Grazie a questo prestito l’emittente, azienda o Stato che sia, si finanzia per i suoi scopi e paga agli investitori/prestatori per un certo periodo di tempo e con una certa frequenza un tasso cedolare prestabilito.

Puoi capire come tale ingresso di denaro, assicurato dalle cedole delle obbligazioni finanziarie, sia fonte di guadagno regolare per l’investitore che voglia avere una determinata rendita periodica. L’entità delle rendite da cedole obbligazionarie è in genere inferiore a quella proveniente da dividendi azionari, a fronte però di:

  • una maggior certezza di pagamento;
  • un minor rischio di default dell’investimento;
  • una minor volatilità del portafoglio;
  • una migliore programmabilità dei flussi di denaro entranti. 

I conti deposito possono generare rendite mensili sicure?

I conti deposito sono, da un certo punto di vista, tra gli strumenti meno rischiosi del panorama finanziario. Essendo così poco volatili, offrono anche un rendimento e quindi una rendita piuttosto ridotta.

Si potrebbe dunque pensare di utilizzarli per crearsi una rendita mensile sicura, seppur di minore entità rispetto ad altri strumenti finanziari più volatili. Tuttavia, ciò non è sempre possibile, in quanto i loro rendimenti sono molto legati, per noi europei, ai tassi di interesse stabiliti dalla Banca Centrale Europea.

Finché essi avranno valori medio-alti, anche i rendimenti dei conti deposito saranno interessanti, ma in periodi di tassi nulli o molto bassi le loro performance tenderanno a zero.

Altro problema dei conti deposito è il rischio di fallimento della banca da cui vengono emessi. In tal caso, per quanto poco probabile ma sempre possibile, si rischierebbe di non rivedere, almeno in parte, il capitale investito e la relativa rendita collegata.

investire per avere rendite mensiliinvestire per avere rendite mensili

Cosa hanno di meglio i fondi comuni per generare una rendita?

Il problema di perdere tutto o gran parte del patrimonio investito in un singolo strumento finanziario, sia esso un conto deposito, un’obbligazione o un’azione è, per quanto remoto, purtroppo reale. Come è già successo in passato, succederà certamente anche in futuro.

Non c’è da augurarsi che il proprio capitale destinato a produrre rendite mensili venga coinvolto in uno di questi default: dovremmo dire addio, oltre che alla rendita, anche al capitale investito. Ciononostantec’è un modo per ottenere una rendita finanziaria periodica, tutelando allo stesso tempo il proprio patrimonio da questo rischio catastrofico. Questo è possibile solo grazie alla diversificazione.

A tale scopo sono nati fondi comuni a gestione attiva o a gestione passiva che al proprio interno hanno centinaia se non migliaia di azioni e/o obbligazioni.

Il fallimento di una o più di queste entità singole o dell’emittente stesso del fondo non compromette affatto l’investimento che continua a sopravvivere e a generare rendimenti. Questi possono essere prodotti sotto forma di cedole e dividendi tanto utili all’investitore che ha come obiettivo avere una rendita periodica.

Ecco perché sono nati investimenti collettivi, ossia fondi comuni ed ETF, “a distribuzione”, così denominati per la loro peculiarità di fornire periodicamente agli investitori dei dividendi. Vuoi approfondire la tematica degli ETF a distribuzione? Leggi il nostro articolo.

Investimenti e rendite: il P2P lending e il crowdfunding possono essere una soluzione?

Come in ogni ambito della vita, la risposta è dipende. Nell’ambito del P2P lending e del crowdfunding entra in gioco una buona fetta di fortuna.

Questa modalità di investimento consiste nel prestare capitale a terze parti (persone o aziende) per svolgere diverse tipologie di operazioni finanziarie, da cui viene riconosciuto un interesse elevato, fino al 10% annuo. Apparentemente sembrano investimenti sicuri, con rendite elevate. Le suddette operazioni finanziarie riguardano principalmente il finanziamento di consumatori finali, di nuove aziende, come le startup, e di progetti immobiliari; il tutto grazie alla raccolta di fondi su di una piattaforma digitale.

Il consiglio è di dedicare a queste forme di investimento solo una parte residuale (massimo 2-3%) del proprio patrimonio. Queste tipologie di investimento hanno tre caratteristiche principali:

  • elevati interessi riconosciuti;
  • rischio di credito: possibilità di non avere indietro il capitale investito, ovvero prestato;
  • rischio di fallimento della piattaforma.
  • nessun controllo sul capitale investito.

Insomma, come sempre la regola numero uno della finanza viene anche in questo caso rispettata: a grandi rendimenti attesi corrispondono sempre elevati rischi.

Leggi la nostra guida sul come investire in immobili e avere il successo che hai sempre sognato!

Rendite mensili: conviene comprare immobili?

In Italia è considerato l’investimento per eccellenza. Comprare una casa da mettere in affitto attraverso un mutuo è il terzo metodo per avere una rendita mensile.

Molti proprietari di case in affitto (Milano a parte) dichiarano di essere alla pari tra affitti ricevuti e costi sostenuti alla fine dell’anno. Quando invece si riesce ad essere profittevoli, si stima un rendimento medio netto del 3% annuo. Pari o addirittura inferiore alla rendita passiva di un portafoglio diversificato, ma con molte più incombenze e problematiche annesse.

La scelta di un immobile redditizio richiede elevate conoscenze e tanto tempo a disposizione per la gestione concreta (es. pratiche edilizie, ristrutturazioni, …). In aggiunta siamo tra i Paesi con il più alto tasso di morosità in Europa, attenzione dunque! Un business che nel tempo si è evoluto per risolvere le varie incombenze legate agli immobili, creando figure come il P.M. (Property Manager) e i Sublocatori.

Questa tipologia di investimento per generare una rendita ha tre caratteristiche principali:

  • richiede molto tempo per la sua gestione;
  • necessita di grandi capitali di partenza;
  • procura un forte stress psicologico;
  • è soggetto a molteplici rischi specifici (es. morosità degli inquilini, usura e danneggiamenti dello stabile, problemi di vicinato). 

investire nell'immobiliareinvestire nell'immobiliare

Se vuoi una rendita mensile dall’immobiliare investi nei REITs!

I REITs (Real Estate Investment Trusts) sono società che possiedono e/o gestiscono immobili, per generare rendite tramite compravendite, ristrutturazioni e canoni di locazione.  La definizione di REIT è internazionale mentre in Italia parliamo di SIIQ (Società di Investimento Immobiliare Quotate).

Le proprietà dei REITs possono essere di tutti i tipi: uffici, appartamenti, hotel, ospedali, centri commerciali, magazzini, ecc. I requisiti principali che un REIT deve avere sono i seguenti: 

  • distribuire ogni anno agli azionisti il 90% dell’utile sotto forma di dividendi;
  • detenere il 75% del patrimonio in immobili o obbligazioni del Tesoro;
  • avere il 75% del reddito lordo proveniente da affitti, vendite di immobili o interessi su mutui che finanziano proprietà immobiliari;
  • avere meno del 50% delle azioni detenute al massimo da cinque persone fisiche;
  • avere almeno 100 azionisti dopo il primo anno di esistenza
  • devono essere gestiti da un consiglio di amministrazione o da un amministratore fiduciario.

A questo punto forse ti starai chiedendo: come posso investire in un REIT, per avere rendite mensili? Per gli investitori retail le strade sono fondamentalmente due:

  • acquistando le azioni di una società di questo tipo;
  • comprando le quote di un fondo collettivo di investimento negoziabile in borsa (es. fondo comune a gestione attiva o ETF a gestione passiva).

Nel primo caso starai puntando su una singola società immobiliare con tutti i rischi annessi e connessi, mentre nel secondo caso diversifichi in centinaia di REITs di tutto il mondo o di una particolare area geografica, eliminando il rischio specifico di fallimento di una singola azienda).

Investire in REITs, in estrema sintesi, ha i seguenti vantaggi:

  • accesso al mercato immobiliare anche con piccole somme;
  • risparmio di tempo ed energia per gestire il proprio investimento immobiliare;
  • distribuzione di dividendi elevati;
  • diversificazione del portafoglio di investimenti.

Sei ancora sicuro di voler comprare un immobile fisico, per avere una rendita? Scegli l’analisi gratuita dei tuoi investimenti con un nostro consulente esperto e massimizza i tuoi soldi!

Come costruire una rendita fiscalmente ottimizzata

La rendita ottimizzata è la controparte ad accumulo del portafoglio di cui abbiamo parlato inizialmente. Come visto, produce cedole e dividendi automatici in momenti prestabiliti, in base agli strumenti finanziari che lo compongono. Invece, la rendita fiscalmente ottimizzata non produrrà cedole e dividendi in periodi prefissati, ma permetterà di reinvestire questi flussi di denaro automaticamente nel portafoglio, sfruttando l’interesse composto.

Sarà, quindi, l’investitore ad andare a prelevare il capitale nella quantità e nei periodi necessari alle sue esigenze. Questa modalità ha principalmente due pro:

  • i prelievi di denaro vengono fatti nelle posizioni del portafoglio che in quel momento del ciclo economico sono maggiormente favorevoli;
  • si evita la tassazione a ogni stacco automatico di cedola e dividendo, permettendo al capitale di crescere più omogeneamente.

In tal modo i tuoi investimenti ti daranno delle rendite senza fatica con tre specificità:

  • richiede più tempo del portafoglio tradizionale (meno se delegato);
  • permette una crescita lineare del capitale nel tempo;
  • necessita di competenze economico-finanziarie elevate.

Quanto investire per avere una rendita?

La risposta a tale domanda è come sempre: dipende! Dipende da quanti soldi ti servono, da che tenore di vita vuoi, da quanto puoi investire per generare rendite da investimenti.

Ipotizzando un rendimento medio netto annuo del 3-4%, 500.000 € ti daranno mediamente 15-20 mila euro netti l’anno. Questo è l’ordine di grandezza cautelativo che ti puoi aspettare da un investimento con la finalità di avere una rendita nel tempo. Quindi, capisci bene che, per avere rendite importanti, ci vogliono capitali altrettanto importanti!

Investimenti e rendite: il valore aggiunto della consulenza finanziaria indipendente

Qualsiasi metodo si decida di intraprendere, una valutazione attraverso la consulenza finanziaria di un professionista, può dare innumerevoli vantaggi.

Attraverso la pianificazione personalizzata, si può individuare correttamente il bisogno specifico e selezionare la soluzione migliore. Ognuno di noi è diverso dagli altri e così lo sono la sua situazione finanziaria, familiare e reddituale, di conseguenza la soluzione corretta alle sue esigenze sarà diversa.

Non perdere più tempo! È arrivato il momento di efficentare i tuoi investimenti con la nostra analisi gratuita e guadagnare ancora di più!





Finance

a quanto ammontano e come migliorarli


Cosa vedremo in questo articolo

Il risparmio è la quota di reddito netto che non viene speso per l’acquisto di beni e servizi, bensì accantonato. Nel corso di questo articolo scoprirai a quanto ammonta il risparmio privato degli italiani. Partiamo dall’inizio: il risparmio si ottiene sottraendo dal reddito disponibile delle famiglie la spesa per i consumi.

Si annoverano nel reddito, i guadagni da lavoro e da attività d’impresa, ma anche i compensi da interessi, dividendi e prestazioni sociali, al netto delle imposte. L’attitudine al risparmio è nel DNA degli italiani da generazioni, tanto che le stime riportano che i risparmi privati in Italia superino il PIL annuo del Bel Paese ma anche il suo grande debito pubblico.

Merita quindi fare un approfondimento, sia per comprenderne le cause che per soddisfare quella curiosità che sicuramente una volta nella vita ci ha portato a chiederci:

A quanto ammonta la ricchezza delle famiglie italiane?

Secondo un’indagine dell’Acri, Associazione di fondazioni e di Casse di risparmio, realizzata in occasione dell’89° Giornata mondiale del Risparmio, il termine risparmio porta con sé una valenza culturale nettamente positiva.

Per gli italiani è un aspetto davvero importante che spesso viene associato a concetti come tranquillità, tutela, saggezza e crescita. Per la maggior parte implica anche una proiezione al futuro, anche se a volte in concomitanza a sacrifici.

Ma a quanto ammonta il risparmio privato degli italiani? Andiamo per gradi.

Conosci tutti i segreti del mondo finanziario che ti faranno risparmiare e allo stesso tempo guadagnare di più? Entra nel Caveau IoInvesto per scoprirli.

I risparmi degli italiani

Il risparmio è un’abitudine con le radici nel presente e i frutti nel futuro. È un sollievo psicologico nel sapere che, mettendo da parte qualcosa, oggi ci assicuriamo una qualità della vita migliore domani. Anche soltanto la possibilità pervasa da un senso di sicurezza di poter affrontare con le risorse necessarie l’imprevisto dopodomani.

Non a caso ho adottato la parola “assicuriamo”: gli italiani sono notoriamente anche una popolazione sotto-assicurata.

Lo si deve alla tendenza a sottovalutare i rischi, soprattutto quelli legati ad eventi improbabili ma finanziariamente devastanti, alle limitate capacità di calcolo, statistiche e finanziarie e alla latente scaramanzia contro le sfortune accompagnata dalla cieca fiducia in quel saper fare tutto italiano dell’arrangiarsi.

Quindi, risparmiare non equivale esattamente ad assicurarsi, ma gli si avvicina in quanto dovrebbe fornire una sorta di auto-assicurazione contro le avversità. Vale la pena notare, infatti, come i motivi che spingono gli italiani al risparmio siano in buona parte sovrapponibili a quelle aree assicurative troppo spesso scoperte:

  • risparmio precauzionale, contro l’incertezza;
  • risparmio per l’acquisto di un immobile;
  • risparmio per eredità/figli;
  • risparmio per la pensione;
  • risparmio per investimenti.

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Fonte immagine: Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi, Le motivazioni del risparmio 2011-2022.

Anticipando ciò che si vedrà in dettaglio in seguito, lo strumento principale di destinazione dei risparmi degli italiani è il conto corrente.

Ecco quindi il paradosso di un popolo che primeggia per ricchezza accantonata spinto da un intuito assicurativo ma che, per scarsa educazione finanziaria, rischia di affievolire se non vanificare i suoi sforzi di protezione contro l’incertezza del futuro, affidandosi agli strumenti sbagliati.

Risparmi privati Italia: il totale

Veniamo ora alle cifre da capogiro dei risparmi privati in Italia stimate da una ricerca della Fabi, Federazione Autonoma Bancari Italiani, il sindacato autonomo dei bancari, pubblicata a fine settembre 2023.

Nel corso del 2023 la ricchezza finanziaria degli italiani è cresciuta di 80 miliardi di euro ed è arrivata a quota 5.216 miliardi, ben 552 miliardi in più rispetto al 2019, ovvero prima della pandemia. Si nota anche una riduzione dell’ammontare dei conti correnti a favore di azioni, obbligazioni e fondi comuni, in risposta ad uno stimolo creato dalla crescente inflazione.

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Fonte immagine:

A quali asset sono affidati questi risparmi?

La maggior parte, il 30%, riposa su conti correnti e conti deposito, insieme al contante. Un dato abbastanza stabile nel corso dell’ultimo decennio. A seguire, il 20% è destinato a polizze assicurative in leggera crescita dal 19% del 2010. Azioni singole, per un peso di quasi il 26% con una crescita consistente dal 19% di dieci anni fa a riprova che non c’era altra alternativa d’investimento a causa dei tassi bassi, addirittura negativi, offerti dal mercato obbligazionario.

Il 13% è investito in fondi comuni d’investimento, in ETF e in fondi a gestione attiva per un totale di 771 miliardi. Il risparmio gestito è il settore cresciuto di più (+216%), rappresentando nel 2010 solo il 6% dell’allocazione.

Alle obbligazioni è riservato soltanto il 7%, quando all’inizio dello scorso decennio occupavano il 20% dei portafogli.

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Fonte immagine:

Risparmi degli italiani: focus sul risparmio medio famiglia italiana

Se restringiamo il campo, e mettiamo a fuoco le singole famiglie, possiamo osservarne il risparmio medio e rispondere alla fatidica domanda:

A quanto ammonta il risparmio medio privato degli italiani?

Secondo la più recente “Indagine sui risparmi delle famiglie italiane”, rilasciata dalla Banca d’Italia e dall’Istat, il risparmio medio per famiglia italiana ammonta a circa 176 mila €.

Questo dato, tuttavia, è fuorviante, in quanto negli ultimi anni la fascia più povera della popolazione fatica sempre di più ad accantonare denaro. Secondo l’Osservatorio Findomestic, infatti, solo il 37% della popolazione riesce a mettere da parte denaro e l’inflazione elevata sta incrementando il trend.

Di questo 37%, inoltre, pochi scelgono di investire e optano per accumulare a fini di spese impreviste.

Quanto risparmia in media una famiglia italiana annualmente?

La risposta è circa il 10% del proprio reddito netto. Questo è un dato in calo rispetto al 12% degli anni precedenti, soprattutto prendendo in considerazione il  2020. In effetti per la pandemia, oltre alla tendenza diffusa ad accantonare di più in periodi di crisi e incertezza si è fatto complice un risparmio forzoso dovuto alle limitazioni della mobilità.

Come risparmiare ogni mese (anche con piccoli investimenti)

Come abbiamo visto, gli italiani sono i capofila quando si tratta di risparmio. L’attenzione si concentra sui piccoli investimenti e come risparmiare ogni mese. Ma come si fa? Quali strategie si possono applicare? Come si può risparmiare ogni mese?

Ecco per te una mini guida al risparmio, con 3 pilastri fondamentali per mettere in atto una strategia efficace di risparmio e 10 suggerimenti per risparmiare ogni mese.

Prima di vedere tutto ciò una premessa è dovuta: abbiamo detto che il risparmio è la rinuncia a spendere parte del proprio reddito netto, anche in vista di una maggior sicurezza nel futuro e con la fiducia che il domani sarà migliore perché abbiamo iniziato a costruirlo oggi. Nel far ciò non dobbiamo sbilanciarci troppo, tanto da sentire il peso ogni giorno delle notevoli rinunce e sacrifici fatti.

Bisogna trovare il giusto equilibrio tra spesa e risparmi, tra piaceri e felicità attuali da un lato e aspirazioni e desideri futuri dall’altro. Questo equilibrio è per ognuno diverso, come diversa è la propria situazione patrimoniale e familiare.

Veniamo ora ai 3 pilastri del risparmio e ai 10 suggerimenti per risparmiare ogni mese. 

I risparmi degli italiani e come aumentarli

Il primo passo per poter iniziare a risparmiare è essere consapevoli di quanti soldi entrano ed escono dal nostro portafoglio ogni mese. 

Sai quanto spendi ogni mese e per cosa? Se la risposta è no, dovresti iniziare a tener traccia della tua situazione finanziaria. Stila un bilancio famigliare e risparmia prima di spendere! Solo così potrai comprendere quanta parte di reddito devi necessariamente dedicare a spese insopprimibili, come il canone d’affitto, i prodotti alimentari, le bollette, le imposte, e quanta ne resta da dedicare al risparmio e a spese accessorie volte a soddisfare qualche sfizio e migliorare la qualità della vita.

Scegli quanto dedicare a ognuna e, se possibile, metti da parte la quota di risparmio non appena ricevuto il reddito e prima di iniziare a spendere.

Lo si può fare impostando un bonifico automatico verso un altro conto o spostando la cifra scelta in una cassaforte virtuale che spesso le banche oggi mettono a disposizione nel proprio home banking.

1. Mettere da parte il 20% del proprio reddito mensile

Questo è considerato un buon risultato, ma nulla vieta di incrementare o diminuire la cifra in rapporto alle proprie esigenze.

2. Crea un fondo per le emergenze

Per far fronte ai più comuni imprevisti, anche piuttosto onerosi, è consigliabile avere sempre da parte della liquidità corrispondente a circa 3-6 mesi di reddito. Attenzione, però, a non lasciare questi fondi sul conto corrente in balia dell’inflazione. Come abbiamo visto sopra, è un’abitudine diffusa tra gli italiani tenere troppa liquidità sul conto.

Una buona soluzione potrebbe essere l’apertura di un conto deposito. E se avessi più liquidità disponibile? Passa al punto 3.

3. Investi con strumenti finanziari efficienti!

Nei mercati finanziari il rendimento non è mai certo, ma i costi sì ed è ormai dimostrato come essi abbiano un forte peso nel limitare le performance. Ci sono, poi, da considerare gli obiettivi per cui si investe e il processo d’investimento, elementi che sommati dovrebbero portare alla creazione di portafogli in grado di proteggere il risparmio e anche accrescerlo.

Il problema dei risparmi degli italiani

Come abbiamo visto dai dati precedenti, persiste in Italia la tendenza a tenere disponibilità liquide in eccesso per motivi precauzionali. A causa di un contesto economico incerto, dettato da crisi geopolitiche e da modifiche delle catene di fornitura, l’elevata inflazione sta avendo un impatto negativo sulla nostra liquidità.

La scarsa cultura finanziaria nel Bel Paese incide molto e ciò lo si può vedere dalla ripartizione della ricchezza finanziaria e reale dove vi è ancora una netta preferenza al patrimonio immobiliare rispetto alla creazione di un portafoglio finanziario efficiente. Capire che la pianificazione finanziaria non è una scelta facoltativa, bensì una scelta doverosa per garantirsi un futuro migliore per sé e la propria famiglia, è il primo passo per sopravvivere in un contesto economico sempre più difficile.

Conclusioni

Concludiamo questo articolo con alcuni suggerimenti pratici per risparmiare ogni mese:

  1. Pensa due volte prima di comprare qualcosa. In questa maniera, eviterai alcuni acquisti impulsivi. Compra articoli riutilizzabili o, quando possibile, usati.
  2. Non sottoscrivere assicurazioni inutili ed estensioni di garanzia.
  3. Non giocare al superenalotto e comprare gratta e vinci. Le probabilità di vincita sono a tuo sfavore!
  4. Attenzione a non pagare interessi per gli scoperti di conto, frequenti quando si fanno acquisti con la carta di credito senza troppa attenzione.
  5. E attenzione a non ricevere multe per non aver rispettato termini di pagamento.
  6. Elimina il vizio del fumo e riduci l’assunzione di alcool. Ci guadagnerà anche la tua salute!
  7. Investi per migliorare le tue abilità e poter svolgere un lavoro che offra un reddito più alto.
  8. Attenzione agli abbonamenti con rinnovo automatico. Se smetti di usufruire del servizio, ricordati di disiscriverti.
  9. Fai la lista della spesa quando vai a far compere, così da acquistare soltanto il necessario. Limita poi gli acquisti d’impulso e per sfizio: spesso non migliorano la qualità della vita. Tra gli scaffali del supermercato controlla i prezzi al kg per confrontare i prodotti e verifica se, nonostante la diversità di marchio, sono prodotti nello stesso stabilimento o dalla stessa compagnia madre.
  10. Non esagerare con le colazioni al bar e i pasti fuori casa. 

E tu, quali strategie adotti per risparmiare? Come imposti il tuo bilancio familiare?

Il confronto con un consulente autonomo tramite la consulenza finanziaria online è allora caldamente consigliato, e noi consulenti indipendenti di IoInvesto Scf siamo a disposizione per darti una mano a sistemare in maniera efficiente il tuo portafoglio!

Confrontati con un nostro consulente esperto in risparmi e guadagni strategici e approfitta dell’analisi gratuita dei tuoi investimenti!





Finance

tutto quello che devi sapere


Cosa vedremo in questo articolo

Cosa sono le Altcoin? Le criptovalute diventano ogni giorno più diffuse e, di conseguenza, cresce la necessità di imparare tutto il possibile sulle monete digitali che compongono il mercato.

Questo articolo illustrerà gli aspetti fondamentali riguardanti l’investimento in Altcoin. È importante non avere fretta nella ricerca di nuovi investimenti e prendersi il tempo necessario per leggere articoli di base per comprendere il funzionamento di una blockchain, capire come investire in criptovalute e ottenere dei portafogli efficienti.

Se hai familiarità con le basi del mondo delle criptovalute e vuoi approfondire, questo articolo ti aiuterà a scoprire quali sono le altcoin interessanti e come valutarle.

Cosa sono le Altcoin?

Le Altcoin sono criptovalute alternative a Bitcoin, ovvero tutte quelle criptovalute che non sono bitcoin stesso. Esistono moltissime Altcoin diverse ognuna con le sue caratteristiche uniche e con il suo caso d’uso specifico.

Spesso si sviluppano Altcoin per risolvere problemi o soddisfare esigenze specifiche che Bitcoin non riesce a soddisfare o per offrire funzionalità aggiuntive. Alcune Altcoin sono state sviluppate con l’obiettivo di essere più veloci o più sicure di Bitcoin mentre altre sono state create per supportare determinate applicazioni o per sfruttare specifiche opportunità di mercato.

Quante sono le Altcoin?

Il numero di Altcoin esistenti è in costante cambiamento, poiché vengono continuamente sviluppate nuove criptovalute e altre vengono abbandonate o falliscono.

A partire dal 2021, il numero di Altcoin conosciute era di circa 8000, ma questo numero è aumentato e diminuito nel corso degli ultimi anni, seguendo la ciclicità del mercato. Solo una piccola parte delle Altcoin ha una capitalizzazione di mercato significativa o è ampiamente utilizzata.

Capitalizzazione di mercato & dominance di BTC

Molti progetti di Altcoin sono in realtà progetti di ICO (Initial Coin Offering) ovvero offerte di monete digitali che vengono vendute agli investitori in cambio di denaro o altre criptovalute. Non tutti i progetti di ICO hanno successo e molti falliscono o non vengono mai completati. Pertanto, il numero effettivo di Altcoin attive e utilizzate può essere considerevolmente inferiore al numero totale di Altcoin esistenti.

Per avere un’idea della vastità del mercato e dei progetti esistenti esistono alcuni siti come Coinmarketcap e Coingeko, dove è possibile monitorare la situazione corrente e filtrare la ricerca in base ai nostri parametri d’interesse. Stando a quanto riportato da questi siti al momento le criptovalute listate sono oltre 22 mila, ed è probabile che continuino ad aumentare nel prossimo futuro.

Un aspetto fondamentale dell’investimento in Altcoin è la scelta del progetto su cui andare ad investire. Questa scelta, estremamente complicata, può essere aiutata da un fattore che già conosciamo dal mondo della finanza tradizionale: la capitalizzazione. Per le aziende la capitalizzazione è data dalla moltiplicazione del numero di azioni per il prezzo.

altcoin cosa sono e come funzionano

Criptovalute e capitalizzazione

Per le criptovalute il discorso è simile, con la differenza che al posto del numero di azioni sarà il numero di token effettivamente emessi ad essere moltiplicato per il relativo prezzo a definirne la capitalizzazione di mercato.

Come per le aziende che già conosciamo, anche in questo caso una maggior capitalizzazione è generalmente sinonimo di un progetto ben avviato e più solido rispetto ad uno sconosciuto appena lanciato. Sebbene questo non sia sufficiente a determinare la bontà del progetto stesso, alla luce delle migliaia di progetti attualmente in sviluppo è un buon metodo per effettuare una scrematura iniziale.

La dominance di Bitcoin è una misura della quota di mercato del bitcoin rispetto alle altre criptovalute: si calcola come la capitalizzazione di mercato del Bitcoin divisa per la capitalizzazione di mercato di tutte le criptovalute.

Ad esempio, se la capitalizzazione di mercato del Bitcoin è di $100 miliardi e la capitalizzazione di mercato di tutte le altre criptovalute è di $50 miliardi, la dominance sarebbe del 66,6%. La dominance di Bitcoin può essere utilizzata come un indicatore della forza o della debolezza della criptovaluta per eccellenza rispetto alle altre criptovalute e del mercato intero, così da avere un’idea della direzione macro attualmente in corso.

Quali sono le cryptovalute Altcoin?

Le principali altcoin sono criptovalute che hanno una capitalizzazione di mercato significativa o sono ampiamente utilizzate. Ecco alcune delle altcoin più conosciute:

  • Ethereum: è una criptovaluta basata sulla blockchain che viene spesso definita come “la criptovaluta per gli sviluppatori”. Ethereum offre una piattaforma su cui gli sviluppatori possono costruire e distribuire contratti intelligenti e decentralizzati, i cosiddetti Smart Contract;
  • Litecoin:  sviluppata come una versione “leggera” del bitcoin, con transazioni più veloci e una quantità di monete totali maggiore;
  • Ripple: è una criptovaluta progettata per il trasferimento di denaro a livello internazionale. Viene usato dalle banche e dalle società finanziarie per pagamenti transfrontalieri;
  • Monero: progettata nel 2014 per un elevato livello di privacy. Monero utilizza tecniche di crittografia avanzate per transazioni da tracciare;
  • Binance Coin: è la criptovaluta nativa della piattaforma di scambio di criptovalute Binance. Si usa per pagare le commissioni sulla piattaforma e può essere scambiato con altre criptovalute;
  • Cardano: è una piattaforma di blockchain open source che fornisce una soluzione scalabile e sicura per lo sviluppo di applicazioni decentralizzate (dApps). È stata sviluppata da un team di ricercatori e sviluppatori coordinati da Charles Hoskinson, co-fondatore di Ethereum;
  • Polygon: blockchain open source basata su Ethereum dà una soluzione scalabile per lo sviluppo di applicazioni decentralizzate (dApps). Mira a diventare una delle principali piattaforme per lo sviluppo di dApps, per un ambiente e strumenti di sviluppo e di integrazione, per facilitare la creazione di dApps.

Queste sono solo alcune delle altcoin più conosciute. Ce ne sono moltissime altre, ognuna con le loro caratteristiche uniche e scopo d’uso specifico.

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Delle Altcoin particolari: le Stablecoin

Una Stablecoin è un tipo di criptovaluta progettata per mantenere stabile il suo valore, spesso legandolo a una valuta fiat (come l’euro o il dollaro) o a un bene fisico (come l’oro o l’argento).

Le Stablecoin sono nate per fornire un’alternativa alle criptovalute volatili, che possono, invece, subire ampie fluttuazioni di prezzo in brevissimo tempo. Possono essere divise in due categorie principali: le stablecoin collateralizzate e le stablecoin non collateralizzate.

Le Stablecoin collateralizzate sono garantite da una riserva di valuta fiat o di beni fisici. Quelle non collateralizzate sono mantenute stabili grazie a un algoritmo che regola la domanda e l’offerta. Queste sono nate con l’obiettivo di offrire ai possessori un modo per trasferire denaro in modo rapido ed economico, senza doversi preoccupare delle fluttuazioni di prezzo delle criptovalute tradizionali.

Tuttavia, le Stablecoin non sono senza rischi, poiché possono essere soggette a problemi di liquidità e a regolamentazioni da parte dei governi.

Ricordiamo il caso di Terra (LUNA) e della sua Stablecoin algoritmica UST, che a fronte di problemi di liquidità ha portato al collasso l’intero ecosistema Terra decretando la fine del progetto.

Le principali Stablecoin

Le principali Stablecoin attualmente in circolazione sono:

  • Tether: è collateralizzata dal dollaro statunitense. Tether viene spesso utilizzato come mezzo di scambio su molte piattaforme di scambio di criptovalute;
  • USDC: è collateralizzata dal dollaro statunitense emessa da Circle e Coinbase. USDC viene utilizzata come mezzo di scambio su molte piattaforme di scambio di criptovalute e viene spesso utilizzata come strumento di riserva di valore;
  • Paxos Standard: è collateralizzata dal dollaro statunitense emessa da Paxos;
  • DAI: è una algoritmica non collateralizzata emessa da MakerDAO. DAI viene mantenuta stabile attraverso un algoritmo che regola la domanda e l’offerta ed è attualmente l’unica tra le più famose ed utilizzate a sfruttare il concetto di stablecoin algoritmica;
  • BUSD: è una collateralizzata dal dollaro statunitense emessa da Binance. BUSD viene utilizzata come mezzo di scambio sulla piattaforma di scambio di criptovalute Binance.

Come si investe in Altcoin?

Investire in Altcoin può essere rischioso, poiché il mercato delle criptovalute è altamente volatile, oltre al fatto che le Altcoin sono spesso meno mature e meno stabilizzate rispetto al Bitcoin. Inoltre, molti progetti di Altcoin sono in realtà progetti di ICO (Initial Coin Offering), ovvero offerte di monete digitali che vengono vendute a investitori in cambio di denaro o altre criptovalute.

Non tutti i progetti di ICO hanno successo e molti falliscono o non arrivano al completamento. Pertanto, è importante fare un’attenta valutazione del rischio prima di investire in qualsiasi Altcoin. Meglio affidarsi alla consulenza finanziaria online!

Detto questo, alcune Altcoin hanno avuto un rendimento molto significativo in passato e potrebbero rappresentare opportunità di investimento interessanti per gli investitori disposti a correre dei (grossi) rischi. Tuttavia, è importante fare una ricerca accurata e comprendere le caratteristiche e il potenziale di ogni altcoin prima di investirci.

In più, è importante diversificare il proprio portafoglio e non investire tutto il proprio denaro in una singola altcoin o in criptovalute in generale.

Investire in Altcoin: i rischi

Dopo aver risposto alla domanda “Cosa sono gli Altcoin?”, è fondamentale comprendere i rischi e fare una valutazione accurata del proprio profilo di rischio prima di investire in questo mondo, così come per qualsiasi investimento.

Specialmente in un mondo particolare come quello delle criptovalute, caratterizzato da una volatilità estrema, è talmente importante da dare vita ad un acronimo “DYOR” che sta per Do Your Own Research, ossia “Fai la tua ricerca” ed è una sorta di mantra nel settore delle crypto.

Un buon punto di partenza per qualsiasi ricerca è il White Paper. Il team di sviluppo rilascia questo documento, in cui viene spiegato a grandi linee il progetto di fondo e come il team intende realizzarlo, ma non è sufficiente, in quanto in passato è capitato molte volte di leggere White Paper fantastici, ma che nella realtà nascondevano solo un progetto fallimentare.

Per questo è bene cercare quante più informazioni possibili sul progetto e iniziare a masticare qualche aspetto tecnico per comprendere la validità di alcune proposte.

Altri punti salienti da controllare prima di investire in un progetto sono la “Tokenomics”. In questo caso ci riferiamo all’economia del token emesso dal progetto, per cercare di capire se potrà essere veramente utile e di conseguenza se ci sarà domanda a spingerne il prezzo verso l’alto. Infine, è sempre bene dare uno sguardo anche al team di sviluppo per vedere se sono noti o anonimi, e soprattutto nel primo caso controllare se hanno già fatto parte di qualche team di sviluppo nel mondo cripto/blockchain.

criptovalute sono altcoincriptovalute sono altcoin

È possibile “minare” Altcoin?

Sì, è possibile minare Altcoin, proprio come è possibile minare il Bitcoin. Il mining di criptovalute è il processo attraverso il quale vengono verificate e aggiunte le transazioni a una blockchain. In cambio i “minatori” ricevono una quantità di monete digitali come ricompensa.

In realtà, è bene fare un distinguo: il concetto di mining puro è applicabile esclusivamente alle blockchain che si basano sulla Proof of Work (PoW). L’esempio più celebre è Bitcoin stesso. Questo è un sistema di sicurezza altamente energivoro, che richiede un hardware con una potente scheda grafica e un software di mining specifico per quella particolare altcoin. Dopo aver configurato il software di mining, il computer inizierà a risolvere problemi matematici complessi per verificare e aggiungere transazioni alla blockchain. Ad ogni problema risolto, il minatore riceve una quantità di monete digitali come ricompensa.

Il mining di Altcoin può essere un’attività redditizia. Ciononostante, richiede un investimento in hardware e software costoso, oltre che una notevole quantità di energia per funzionare. Inoltre, poiché il mining diventa sempre più “competitivo” man mano che i “minatori” aumentano, è necessario anche continuamente aggiornare il proprio hardware per rimanere competitivi.

Altcoin e mining pool

Un mining pool è un gruppo di minatori di criptovalute che si uniscono per condividere le loro risorse di calcolo e aumentare le loro possibilità di risolvere problemi e ottenere ricompense. In un mining pool, i minatori cedono la loro potenza di calcolo alla pool e ogni volta che si ottiene una ricompensa viene suddivisa tra i membri in base alla quantità di potenza di calcolo con cui hanno contribuito.

Sono stati creati per consentire ai minatori individuali di avere maggiori possibilità di ottenere ricompense, poiché il mining diventa sempre più difficile man mano che vengono risolti più problemi.

Unirsi a un mining pool può essere un modo per i minatori di aumentare i loro profitti. Per partecipare, c’è da pagare una quota di iscrizione o una commissione sui profitti ottenuti. Esistono molti mining pool diversi per diverse criptovalute, ognuna con le sue caratteristiche uniche e il suo scopo specifico. Prima di unirsi a uno di questi, è importante fare una ricerca accurata e comprendere i termini e le condizioni del mining pool, nonché i costi e le commissioni associati.

Conclusioni

Per concludere è importante sottolineare nuovamente come questo sia un mondo pieno di opportunità ma anche di rischi. Un parallelismo appropriato potrebbe essere fatto con la nascita di internet e la Bolla Dot-Com, il fenomeno che ad inizio anni 2000 investì il mercato con una nuova tecnologia, ma portò con sé anche tante truffe e progetti fallimentari.

La raccomandazione finale è sempre quella di conoscere ed approfondire qualsiasi strumento prima di investirci, capirne il funzionamento, le caratteristiche, i vantaggi e soprattutto i rischi connessi ci permette di maneggiare in maniera appropriata qualsiasi asset.

Investire o peggio speculare su un asset di cui non comprendi appieno le dinamiche, potrebbe avere conseguenze disastrose per il tuo portafoglio ed esporti a importanti perdite di capitale.

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Finance

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Cosa vedremo in questo articolo

Spesso si sente parlare di pensioni d’oro e le domande più comuni che vengono fatte sono: ma chi riceve le pensioni più ricche d’Italia? Come hanno fatto ad avere diritto ad una pensione così alta? Ma soprattutto, come si può arrivare a risparmiare una somma tale da garantirsi un buon tenore di vita al momento della pensione? In questo articolo andremo a rispondere a queste domande con approfondimenti tecnici sul sistema pensionistico italiano.

Top 5 pensionati in Italia: le pensioni più ricche d’Italia

Ecco le 5 pensioni lorde mensili più ricche d’Italia:

  1. Gambaro Mauro: 51.000 €
  2. Cartasegna Mario: 49.000 €
  3. Giordano Alberto: 42.000 €
  4. Dini Lamberto: 31.000 €
  5. Consorte Giovanni: 28.000 €

Quattro di questi pensionati sono ex dirigenti o vice presidenti di importanti aziende che hanno semplicemente e intelligentemente seguito le regole del gioco per ricevere una pensione d’oro. È da considerare anche il fatto che oltre i loro alti livelli all’interno di aziende o istituzioni pubbliche, queste persone hanno anche lavorato attraverso consulenze e partnership, il che ha reso i loro accantonamenti ancora più alti.

L’unica eccezione è Mario Cartasegna che, da avvocato del comune di Perugia, ha conteggiato ogni causa non persa venisse come contributo pensionistico, facendosi applicare il sistema retributivo.

Retributivo o contributivo? Se non sai come verrà calcolata la tua pensione, leggi il nostro articolo Come calcolo la mia pensione? e scopri tutti i dettagli.

Le pensioni più alte d’Italia: categorie di pensionati

I lavoratori che hanno le pensioni di più alte non appartengono al settore della finanza o delle istituzioni pubbliche, ma sono i liberi professionisti, quelli più ricercati per le loro competenze specifiche. Qui sotto una tabella sulle pensioni più ricche d’Italia.

Pensionati più ricchi Italia

Per leggere questa tabella è fondamentale considerare sia il rapporto tra pensionati e professionisti in attività lavorativa sia il reddito medio della categoria in relazione alla media delle pensioni in pagamento. Tutte le Casse dei liberi professionisti hanno un obbligo di sostenibilità finanziaria sul lungo periodo. La Riforma Fornero del 2012, nel ribadire l’autonomia gestionale e organizzativa delle Casse, ha impartito l’obiettivo di assicurare l’equilibrio tra entrate e uscite con proiezioni a 50 anni.

Qui si vedono delle categorie di liberi professionisti che sorprendono per il loro alto livello di pensione attuale, ma questo andamento non potrà reggere a lungo, se i lavoratori in attività non compensano a pieno le uscite pensionistiche.

Ne è l’esempio la categoria dei giornalisti, con 62 pensionati per 100 attivi, ma anche quella dei medici con 57 pensionati su 100 attivi.

Nella situazione opposta si trova la categoria dei dottori commercialisti con 11 pensionati per 100 attivi e la cassa forense con 12 pensionati con ogni 100 attivi.

Proprio secondo il principio per il quale gli attuali lavoratori pagano le pensioni attuali, oltre al rapporto tra i professionisti e i pensionati è anche importante il reddito medio e la pensione media. Per essere sostenibile la pensione deve infatti essere proporzionata al reddito che si percepiva.

Al caso estremo abbiamo i farmacisti, i quali hanno un rapporto tra reddito/pensione quasi di 20 a 1, rendendo possibile la sostenibilità futura della pensione di categoria. Ma è possibile che lo Stato Italiano e le categorie professionali non abbiano più i fondi per pagare le pensioni a chi ha lavorato in un determinato settore?

Il problema deve essere affrontato sotto vari punti di vista e per farlo serve prima un breve ripasso dell’evoluzione della storia delle pensioni in Italia.

Ti diamo la possibilità di scaricare ben 11 strumenti che ti serviranno per avere un quadro generale del mondo pensionistico italiano e non essere disinformato. Solo per qualche giorno!

La pensione: come era e com’è ora?

A differenza di ciò che si potrebbe pensare, per come è costruito il nostro sistema pensionistico, i lavoratori di oggi non accantonano i risparmi per poi usufruirne quando smettono di lavorare.  Il sistema pensionistico prevede, infatti, che i pensionati di oggi siano pagati dai lavoratori di oggi e così i pensionati di domani, dai lavoratori di domani.

I contributi di ognuno di noi sono, quindi, le pensioni di chi oggi si gode il meritato riposo. Questo trasferimento è di fatto un “patto generazionale”.

Che cos’è la Cassa nazionale di previdenza?

Il processo per arrivare alla pensione è partito dal 1898, con la creazione della Cassa nazionale di Previdenza.  Essa nasce con l’esatto intento di tutelare gli operai nel periodo della vecchiaia o in caso di inabilità. 

Era una forma di previdenza facoltativa, alla quale si aderiva, si pagava una quota e si riceveva una rendita una volta compiuto il 60 esimo o il 65esimo anno d’età o l’eventuale inabilità.  Questa cassa era prevalentemente auto-finanziata dagli stessi appartenenti della categoria con una minima parte di contributi dello Stato o di altri Enti.

cassa forense pensionecassa forense pensione

Quando è stata introdotta la previdenza obbligatoria?

Nel 1919 avviene il passo più importante con l’obbligo alla partecipazione alla previdenza sociale. Gli anni precedenti avevano dimostrato una bassa partecipazione e l’obbligatorietà ha risolto questo problema. Fu prima adottata per i dipendenti pubblici e ferroviari e solo successivamente per i privati. La pensione si riceveva solo a partire dal 65esimo anno di età sia per gli uomini sia per le donne.

I principali cambiamenti fatti in questo periodo furono:

  • l’indennità del licenziamento, esclusivamente per gli impiegati, ma escludendo il caso delle dimissioni volontarie e per colpa. Questa indennità si trasformerà nel 1982 nel Trattamento di Fine Rapporto:
  • l’orario di lavoro passa da 48 ore settimanali a 40;
  • la Cassa Nazionale, CNAS, si rinomina in Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale, che ancora oggi si chiama l’INPS;
  • l’introduzione della pensione di reversibilità, vale a dire il trasferimento dei risparmi pensionistici verso i superstiti dell’assicurato o del pensionato;
  • l’età pensionabile è ridotta a 60 anni per gli uomini e a 65 anni per le donne.

La forza lavoro crebbe molto in quegli anni, sostenuta anche da una buona crescita demografica, così aumentarono anche i contributi pensionistici. Allora venne stabilito il maggior onere a carico del datore di lavoro con 2/3 dei contributi a carico del datore contro 1/3 a carico del lavoratore. Poi, nel 1947 si trasformerà in 1/2 a carico del datore di lavoro, 1/4 a carico del lavoratore e 1/4 a carico dello Stato.  Successivamente alla seconda guerra mondiale viene inserita la 13esima mensilità.

Nell’anno 1957 vengono istituite le casse e gli enti previdenziali specifici per categoria o per albo dei professionisti.

Nel 1965 introducono la pensione di anzianità, alla quale si accede con 35 anni di contributi e viene introdotta la pensione minima. Questa, però, si rivela un errore e lo Stato vede un esborso di 170 miliardi di lire in soli 3 anni. Entra così in vigore il metodo retributivo e viene abolita la pensione di anzianità.

Nel 1973 istituiscono le Baby Pensioni per le quali  ad una donna “coniugata con prole” dipendente pubblica è permesso andare in pensione con solo 14 anni, 6 mesi e 1 giorno di servizio.

Quali sono le ultime riforme pensionistiche?

Nel 1992 la Riforma Amato imposta un’elevazione graduale della pensione di vecchiaia da 55 a 60 anni per le donne e da 60 a 65 per gli uomini ed elimina le baby pensioni. Gli anni contributivi minimi per ricevere una pensione passano da 15 a 20. L’aumento della pensione invece è calcolato non più sul livello dei salari, ma sull’andamento dell’inflazione.

Il 1995 ci ricorda la Riforma Dini si introduce il calcolo contributivo. Per la prima volta dopo anni le pensioni iniziano a dover essere sostenute dai contributi versati dagli stessi lavoratori. Il sistema contributivo prevede una alta correlazione tra i contributi versati durante la propria vita lavorativa e la rendita pensionistica successiva. 

La riforma Monti – Fornero del 2011 è ancora oggi la più dibattuta, perché molto restrittiva, anche per il delicato periodo storico che stava fronteggiando l’Italia, e ha di fatto creato un metodo contributivo per tuttiI principi sono di equità, di trattamento paritario tra le generazioni e questo si concretizza con l’eliminazione di privilegi a tutti tranne che alle categorie più deboli. Viene mantenuto un certo grado di flessibilità in uscita, ma introducendo incentivi alla prosecuzione della vita lavorativa. Vengono inseriti il parametro sulla speranza di vita e armonizzati  i vari sistemi di previdenza. Come innovazioni principali, oltre al metodo contributivo per tutti, c’è l’abolizione della pensione di anzianità e la nuova pensione di vecchiaia.

Dalla Riforma Fornero ad oggi ci sono stati degli aggiustamenti e delle normative ad hoc per tutelare i lavoratori più deboli. Ecco l’introduzione di Ape sociale, della pensione anticipata per lavoratori precoci e altro. Le nuove disposizioni hanno comportato degli sconti sui requisiti pensionistici per lavoratori invalidi, disoccupati, impegnati in attività di cura ai familiari disabili e lavoratori addetti a mansioni gravose o usuranti. 

Pensioni più ricche d'ItaliaPensioni più ricche d'Italia

La riforma pensionistica più recente

L’ultima riforma è stata la cosiddetta “Quota 100”introdotta nel 2019. Questa ha lo scopo esplicito di abbassare e anticipare l’età pensionabile con un mix di requisiti anagrafici e contributivi così ripartiti: 62 anni d’età e 38 anni di contributiQuota100 è rimasta in vigore fino al 31/12/2021. Dal 2022 ad oggi ci sono state tre nuove proroghe che hanno tenuto in vita il tipo di prepensionamento, ma hanno inasprito i requisiti di accesso o le condizioni di calcolo dell’assegno.

Le riforme sono state necessarie, perché l’Italia ha sempre avuto una spesa pensionistica molto gravosa sui conti pubblici. Ancora oggi ci classifichiamo secondi in Europa per rapporto spesa pensionistica/PIL con il 15,8% a fronte di una media UE del 12,7%; solo la Grecia ci segue! Se avessimo la stessa spesa della media UE risparmieremmo circa 60 miliardi l’anno, una somma decisamente importante. 

Queste riforme hanno effettivamente ridotto sia le somme percepite dai pensionati sia il numero di anni di pensione. Tuttavia, permettono di rendere il sistema più sostenibile per le generazioni future. Hanno parzialmente spostato il sistema pensionistico verso il principio della capitalizzazione, allontanandosi da quello della redistribuzione.

Come dicevamo, i lavoratori di oggi non pagano per la propria futura pensione, ma contribuiscono a pagare le pensioni di oggi.  L’importanza delle riforme sopracitate non finisce qui: hanno aperto la strada anche ai fondi pensione complementari.

Ma cosa sono i fondi pensione complementari?

I fondi pensione sono fondi in cui si versa il proprio Trattamento di Fine Rapporto (TFR), che vale circa una mensilità all’anno, e, volontariamente, si può anche accantonare una quota aggiuntiva. Se non si è lavoratori dipendenti si possono fare dei versamenti liberi e volontari, perché i fondi pensione non sono destinati solo al versamento del TFR.

Esistono tre tipi di fondi pensione complementari:

  • PIP;
  • fondo pensione aperto;
  • fondo di categoria.

I PIP sono i più costosi; il fondo aperto è accessibile da chiunque e ogni fondo di categoria, proprio come dice il nome, è accessibile esclusivamente dalla propria categoria di riferimento (individuabile tramite il proprio Contratto di Lavoro Nazionale, ad esempio “Cometa” è riservato ai metalmeccanici).

Attenzione ai costi! Possono essere dati per scontati, ma anche solo un 1/1,50% per 20 anni di lavoro può erodere il rendimento finale fino al 50%! Come è possibile? È sufficiente che un fondo pensione non abbia a disposizione dei comparti di investimento adatti al lungo periodo: se l’orizzonte temporale è ampio e si va in pensione tra 20 o 30 anni, bisognerà puntare su delle linee azionarie.

fondi pensionefondi pensione

Dettaglio sul Fondo pensione

Se il Fondo pensione che scelgo non ha dei comparti di investimento adatti, perdo soldi. Devi, perciò, capire che i costi sono mancati guadagni il primo anno. Dal secondo in poi sono mancati interessi sugli interessiQuesto è il famoso interesse composto. L’interesse dell’interesse è esponenziale come una palla di neve che, se rotola, si ingrandisce sempre di più.

I fondi pensione hanno 3 vantaggi principali:

  • le quote versate all’interno del fondo pensione possono essere dedotte fino a 5.164€, riducendo le tasse da pagare ogni anno allo Stato;
  • i fondi di categoria (accessibili esclusivamente in base al proprio Contratto di Lavoro Nazionale) obbligano il datore di lavoro a versare un’ulteriore percentuale che varia in base alla percentuale versata dal lavoratore dipendente;
  • le tasse pagate sul fondo pensione non sono calcolate in base ai classici scaglioni IRPEF, ma sono al massimo il 15%, e possono addirittura ridursi al 9%, in base al numero di anni in cui i risparmi vengono lasciati nel fondo.

Le pensioni più alte d’Italia: cosa posso fare io?

Con queste informazioni non ti assicuriamo una pensione d’oro come i TOP 5, ma queste sono alcune dritte per iniziare a costruire una pensione perfetta. Anche in un periodo come questo, pensare al futuro e alla nostra pensione è conveniente!  Anzi, prima si inizia a pensare al fondo pensione, più saranno piccole le cifre da dover mettere da parte per un futuro dignitoso.

Per la tua pensione non affidarti al politico di turno o alla riforma, pensaci tu stesso!

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Finance

Come funzionano i CCT: guida completa all’utilizzo


Cosa vedremo in questo articolo

Vediamo assieme come funziona il CCT. La sigla sta per Certificato di Credito del Tesoro. Meno popolari e meno utilizzati dei BTP, anche i CCT sono Titoli di Stato. Ne conosci il funzionamento e le potenzialità?

Te lo spieghiamo in questa guida all’utilizzo di tali strumenti finanziari. Al termine della lettura saprai se ti conviene, come si può investire in CCT e se è meglio per te affidarti alla consulenza finanziaria indipendente.

Cosa sono i CCT?

I Certificati di Credito del Tesoro (CCT) sono obbligazioni atipiche rispetto ai classici BTP e BOT emesse dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) che danno all’investitore un’entrata ogni semestre.

Questo flusso di cassa è rappresentato dalla cedola dei CCT ed è variabile di 6 mesi in 6 mesi, in base al valore assunto da un parametro. Vedremo quale in uno dei prossimi paragrafi. Tali strumenti finanziari atipici contribuiscono a pagare il debito pubblico dello Stato italiano, finanziando le sue spese.

A differenza di molti titoli obbligazionari emessi dal governo italiano, come BTP e BOT, i CCT hanno cedole periodiche variabili. Questo è il fattore che li rende atipici rispetto ad altri Titoli di Stato nostrani, solitamente caratterizzati da tassi cedolari fissi o tutt’al più legati all’inflazione (BOT e BTP).

Per un approfondimento su BOT e BTP ti consigliamo di leggere l’articolo “BTP E BOT, conviene ancora investire in Titoli di Stato?”.

Il successo di cui godono i CCT tra gli investitori domestici è certamente una fortuna per l’Italia, dal momento che gli italiani si fanno carico di una quota del debito pubblico. Comprare Certificati di Credito del Tesoro, di fatto, equivale a prestare soldi allo Stato italiano, per finanziare le sue spese. In cambio di questo “favore” lo Stato riconosce una percentuale, il tasso d’interesse cedolare, variabile semestralmente, applicato sul capitale investito in CCT.

Facciamo un esempio, per capire meglio:

  • investi 10.000€ in CCT ed il tasso d’interesse cedolare in un determinato semestre è pari al 3%;
  • in quel particolare semestre ti spettano 300€ lordi;
  • a cui dovrai sottrarre la tassazione del 12,50% ovvero 37,50 €.

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La durata dei CCT: obbligazioni di medio termine

Prima del marzo 1991 i Certificati di Credito del Tesoro venivano emessi con varie scadenze (dai 2 ai 10 anni). I CCT odierni (post marzo 1991) hanno quasi tutti una durata fissa di 7 anni. Ciò significa che per i 7 anni successivi alla data della loro emissione potrai godere di una cedola semestrale proporzionale a quanto investito e al tasso d’interesse variabile di semestre in semestre.

Proprio questa durata caratteristica dei CCT li classifica come Titoli di Stato domestici di medio periodo e li rende, ancora una volta, atipici rispetto ai più comuni:

  • BOT, Buoni Ordinari del Tesoro, aventi solitamente scadenze brevi come 3, 6, 12 mesi o comunque entro l’anno;
  • BTP, Buoni del Tesoro Poliennali, titoli a medio-lungo termine con scadenze da 18 mesi a 3, 5, 7, 10, 15, 20, 30 e 50 anni. 

Acquisto dei CCT: come si acquistano e quali sono i costi associati?

Per i Certificati di Credito del Tesoro, come per gli altri titoli di Stato, c’è la possibilità di:

  • acquistarli al momento della loro emissione, partecipando all’asta di collocamento, sul cosiddetto mercato primario;
  • comprarli in un momento successivo alla loro emissione, sul cosiddetto mercato secondario.

tapering economiatapering economia

Acquistare i CCT alla loro emissione

I CCT sono acquistabili nel momento della loro prima emissione grazie alle aste per il collocamento. Quelle relative alla stessa tipologia di CCT si svolgono ogni mese mentre annualmente vengono emessi nuovi CCT.

La fase di collocamento è gestita dalla Banca d’Italia ed è accessibile ai piccoli risparmiatori per mezzo di intermediari autorizzati, come le banche.

Il prezzo viene determinato attraverso l’asta marginale attraverso alcune procedure che escludono le offerte speculative.

Acquistare i CCT dopo la loro emissione

Dopo l’emissione è possibile acquistare i CCT attraverso due diversi mercati secondari:

  • il MOT, gestito da Borsa Italiana S.p.A. e accessibile agli investitori retail attraverso un intermediario autorizzato;
  • l’ MTS, utilizzato da banche e società d’investimento che acquistano titoli per un importo superiore a 2,5 milioni di euro.

Costi e quotazioni dei CCT

Le commissioni di collocamento previste per i CCT sono lo 0,30% del capitale sottoscritto e sono retrocesse dal Ministero del Tesoro agli intermediari finanziari al momento della sottoscrizione. Conseguentemente, gli intermediari sono tenuti ad applicare alla clientela il prezzo d’asta, senza aggravio di commissioni.

Gli scambi giornalieri dei CCT sul mercato secondario comportano, invece, una variazione delle quotazioni dei CCT. Le quotazioni sono pubblicate in modo trasparente sul sito web di Borsa Italiana S.p.A..

Altra caratteristica dei CCT è quella per cui le operazioni di compravendita devono avere un taglio minimo di 1000€ o suoi multipli.

A cosa sono indicizzati i CCT?

I Certificati di Credito del Tesoro, abbiamo detto, danno all’investitore una cedola periodica variabile di semestre in semestre. In base a cosa varia la cedola di questi particolari Titoli di Stato?

Fino a marzo 2010 esistevano CCT la cui cedola variava in base al tasso d’interesse fornito dai BOT a 6 mesi (Buoni Ordinari del Tesoro, titoli del debito pubblico italiano di breve termine). Da giugno 2010 in poi sono stati emessi solo CCT la cui cedola semestrale dipende dall’indice Euribor a 6 mesi, i cosiddetti CCT EU.

L’Euribor a 6 mesi è il tasso interbancario di riferimento a 6 mesi, ovvero la media dei tassi d’interesse ai quali le primarie banche attive nel mercato monetario dell’euro si prestano soldi con termine a 6 mesi.

L’interesse della cedola semestrale dei CCT EU è dato dalla somma tra l’Euribor a 6 mesi e un margine o spread definito in sede di emissione del Certificato. Il metodo preciso di calcolo degli interessi cedolari è questo:

  • si considera il 2° giorno lavorativo che precede la prima data di godimento della cedola;
  • alle ore 11:00 si rileva l’Euribor a 6 mesi e lo si arrotonda al terzo decimale;
  • questo tasso di interesse è il riferimento annuale per le cedole;
  • dunque va poi convertito su base semestrale, contando i giorni effettivi del semestre sulla base dell’anno commerciale (360 giorni);
  • a questo tasso viene sommato lo spread definito in sede di emissione del CCT. 

Facciamo un esempio pratico, considerando CCT con le seguenti caratteristiche:

  • durata: 7 anni;
  • spread: 0,70%;
  • scadenza: 15 dicembre 2022;
  • date di godimento delle cedole: 15 giugno e 15 dicembre 2022.

Ne deriva che:

  • Euribor a 6 mesi (al 13 giugno 2022): 0,108%
  • rendimento: Euribor 6m + 0,70% = 0,808%
  • giorni del semestre di riferimento (15/06/2022 – 15/12/2022): 183
  • interesse per il semestre di riferimento (15/06/2022 – 15/12/2022): 0,808% / 360 x 183 = 0,41073%, che va arrotondato al terzo decimale.

La cedola lorda semestrale è dunque dello 0,411%, che andrà tassata al 12,5%, secondo le vigenti norme fiscali, ottenendo una cedola netta dello 0,360%.

Rendimenti e rischi dei CCT

Le fonti di guadagno dei Certificati di Credito del Tesoro, come di ogni obbligazione, sono due:

  1. le cedole (flussi di denaro percepiti semestralmente), calcolate moltiplicando il capitale investito per il tasso d’interesse (variabile di semestre in semestre in base all’andamento dell’Euribor a 6 mesi);
  2. la differenza tra il prezzo di vendita o di rimborso (se si porta il titolo fino a scadenza) e il prezzo di acquisto o di sottoscrizione (se è stato acquistato all’emissione).

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Rendimento dei CCT e rischio tassi

La prima fonte di rendimento dei CCT , le cedole, è solitamente positiva per tutta la durata dell’investimento. È raro, infatti, che il tasso cedolare, somma tra Euribor a 6 mesi e spread, vada in territorio negativo. La seconda fonte, il prezzo, invece, può anche portare ad un rendimento negativo. Questo perché il prezzo dei CCT varia al variare dei tassi di mercato, ma anche al variare del rischio Paese Italia (misurato dallo SPREAD BTP/BUND, differenza tra i tassi del BTP italiano e del Bund tedesco, entrambi con scadenza a 10 anni). Ricordiamo, infatti, che:

  • se i tassi di mercato salgono, i prezzi delle obbligazioni scendono e viceversa;
  • se lo SPREAD BTP/BUND (rischio di fallimento dell’Italia) sale, il prezzo dei CCT, essendo obbligazioni emesse dallo Stato italiano, scende e viceversa.

La prima di queste due correlazioni inverse è quella che in gergo viene detta rischio tassi o meglio rischio di variazione dei tassi. Il prezzo dei CCT, dunque, può scendere se la BCE, Banca Centrale Europea, decide o ha in previsione di aumentare i tassi di mercato. Fortunatamente, se i tassi di mercato salgono, anche l’Euribor a 6 mesi e il tasso cedolare dei CCT direttamente proporzionale all’Euribor salirà.

Allo stesso modo, se i tassi di mercato scendono, perciò il tasso cedolare tenderà a fare lo stesso, il rendimento globale dei CCT verrebbe supportato da un aumento del loro prezzo, che si muove nel verso opposto a quello dei tassi.

Tutto ciò comporta che il prezzo dei CCT sia meno sensibile alla variazione dei tassi di mercato rispetto al prezzo di un BTP che ha un tasso cedolare fisso prestabilito per tutta la sua durata.

Si può dire che il rischio tassi per i CCT è minore rispetto a quello dei BTP. Per approfondire le dinamiche tassi / prezzi dei BTP, ti rimandiamo alla guida completa sui BTP.

Il rischio di credito dei CCT

Il rischio che la nostra amata Italia vada in default è solitamente un rischio non percepito da chi investe in singoli Titoli di Stato di casa. Si tratta di un rischio che, seppur remoto, esiste e se si realizzasse comporterebbe un grave danno per gli investitori di CCT.

In tal caso lo Stato non sarebbe in grado di pagare i flussi cedolari previsti dal contratto o di rimborsare il capitale alla scadenza. Il gioco, ovvero il basso rendimento dato dal CCT, vale la candela? Senza contare poi che, un’eventuale fase di alta tensione sulla solvibilità del Paese Italia, potrebbe influenzare negativamente l’andamento del prezzo del titolo.

Insomma, investendo in CCT ti esponi inevitabilmente al “rischio Italia”. Pertanto, valuta bene, nel caso, in che proporzione rispetto al tuo patrimonio globale conviene farlo. Considera il peso dell’economia italiana rispetto a quella mondiale e il fatto che hai già un lavoro, un conto corrente, una casa, un’impresa o altri asset in Italia.

Se vuoi investire in singoli Titoli di Stato, classe in cui ricadono i CCT, devi sapere che esistono prodotti finanziari, come fondi o ETF che, grazie all’estrema diversificazione, abbattono notevolmente tali problematiche, pur avendo rendimenti simili, se non addirittura superiori.

Il rischio di liquidità dei CCT

Vi è un altro rischio legato ai CCT, quello della loro liquidità. In questo caso non intendiamo il concetto classico di rischio liquidità, ovvero di strumenti non facilmente acquistabili o vendibili in qualsiasi momento. Infatti, con le giuste modalità e gli specifici canali di acquisto e vendita, i CCT sono sempre accessibili agli investitori e allo stesso tempo liquidabili.

Qui ci riferiamo fondamentalmente a due caratteristiche dei CCT che li rendono poco liquidi o se vogliamo poco elastici in termini di acquisto e vendita:

  1. il primo vincolo che hanno i CCT risiede nel fatto che possono essere comprati e quindi venduti solo per cifre multiple di 1000€;
  2. il secondo vincolo è legato al fatto che, per riottenere la stessa cifra investita all’emissione, senza rischiare di vendere i CCT ad un prezzo inferiore a causa del rischio tassi, andrebbero mantenuti fino alla scadenza dei 7 anni.

Pertanto, i CCT sono, in un certo qual modo, un po’ più vincolati rispetto ad altri tipi di investimenti sia nella quantità che nella durata. 

Proteggi il tuo capitale e minimizza i rischi! Scarica gratis la nostra lista di obbligazioni per il 2024 per diversificare i tuoi investimenti.

Conviene investire in Certificati di Credito del Tesoro?

Come visto, quello che maggiormente influisce sul rendimento finale di un investimento in CCT è, senza dubbio, l’andamento dei tassi di mercato, che si riflette sull’Euribor a 6 mesi. Per avere un’idea precisa dell’entità delle cedole variabili storicamente pagate da questi Titoli di Stato, ti consigliamo di consultare il sito ufficiale della Banca d’Italia.

Come sempre accade in finanza, tutte le previsioni future lasciano il tempo che trovano. Alcune considerazioni però si possono fare. Per avere maggiori rendimenti dai CCT:

  • i tassi di mercato dovrebbero continuamente salire;
  • lo SPREAD BTP/BUND continuamente scendere.

Nel primo caso anche l’inflazione sarebbe in crescita o rimarrebbe elevata, in quanto la politica monetaria di aumento dei tassi, attuata dalle banche centrali, serve proprio ad abbassare l’inflazione. Perciò,  quello che guadagneresti dai Certificati di Credito del Tesoro sarebbe azzerato dall’alta inflazione.

Nel secondo caso bisognerebbe sperare in una forte e duratura crescita economica del nostro Paese. Situazione certamente auspicabile, non sempre concretizzatasi nel passato e di difficile previsione per il futuro.

Come e dove si acquistano i CCT?

Approfondiamo ora il discorso, accennato precedentemente, sulle possibilità di acquisto e vendita dei CCT e sulle loro quotazioni. Esistono essenzialmente due modi per acquistare i CCT:

  • alla loro prima emissione, durante il cosiddetto collocamento;
  • in qualsiasi momento successivo, ovviamente prima della loro scadenza (ovvero 7 anni dopo l’emissione).

In entrambi i casi dovrai appoggiarti ad un istituto di credito (banca) o altro intermediario finanziario.

Come funziona l’acquisto di CCT in collocamento?

Il collocamento dei CCT è affidato alla Banca d’Italia e avviene con il meccanismo dell’asta marginale. Questo significa che gli intermediari (es. banche) pagheranno i titoli al prezzo marginale, cioè al più basso dei prezzi fra tutte le offerte accettabili. Infatti, è sempre presente una procedura, per filtrare le domande speculative.

Le aste sono di solito mensili per uno stesso titolo. Vi è poi, ogni anno, un’asta di emissione di nuovi titoli. I risparmiatori possono partecipare a queste aste solo attraverso banche ed altri intermediari autorizzati.

mercato finanziario CCTmercato finanziario CCT

Come avviene l’acquisto di CCT sul mercato secondario?

L’acquisto (o la vendita) in un momento successivo al collocamento iniziale di un titolo CCT può essere fatto sui seguenti mercati secondari:

  • MOT (Mercato telematico delle Obbligazioni e dei Titoli di Stato) gestito da Borsa Italiana S.p.A., dedicato ai risparmiatori (attraverso un intermediario);
  • MTS (Mercato Telematico dei titoli di Stato), riservato agli intermediari autorizzati (banche e società di investimento) per importi superiori ai 2,5 milioni di euro.

Dove trovare le quotazioni dei CCT?

Come detto, una volta emessi, i CCT possono essere scambiati, acquistati o venduti sul Mercato telematico delle Obbligazioni e dei Titoli di Stato (MOT) gestito da Borsa Italiana. Sul sito internet ufficiale di Borsa Italiana sono visibili in tempo reale le quotazioni dei prezzi a cui vengono scambiati giornalmente i CCT.

La pagina riporta i seguenti dati relativi ai Certificati di Credito del Tesoro attualmente esistenti ed acquistabili:

  • nome;
  • ISIN (codice alfanumerico che identifica univocamente gli strumenti finanziari);
  • ultimo prezzo quotato;
  • scadenza;
  • tasso d’interesse della prossima cedola.

Cliccando sul codice ISIN dei singoli CCT, potrai accedere a dati ancora più dettagliati ed interessanti quali:

  • rendimento effettivo a scadenza lordo e netto;
  • data dell’ultima cedola pagata;
  • grafici interattivi sull’andamento dei prezzi.

Cosa sono i CCT 2030?

Si tratta di un Certificato di Credito del Tesoro con scadenza 15 ottobre 2030, che, ad esempio, nel momento in cui scriviamo:

  • ha una quotazione di 98,84€;
  • ha un tasso d’interesse della prossima cedola del 2,476%;
  • ha un rendimento (annuo) effettivo a scadenza netto del 4,38%.

Il rendimento atteso a scadenza è sicuramente aumentato rispetto al momento dell’emissione (15 ottobre 2021) di questo specifico CCT, a causa dell’aumento dei tassi di mercato verificatosi negli ultimi anni. Allora, la domanda che ti faccio è questa: Vale la pena avere questo rendimento?”.

Prima di rispondere, però, devi avere la piena consapevolezza dei seguenti fattori:

  • detenere un CCT ti espone ad un elevato rischio specifico, in caso di insolvenza dell’emittente Stato italiano;
  • potresti investire lo stesso capitale stanziato per questi titoli in altri strumenti finanziari, che abbiano gli stessi rendimenti attesi o addirittura maggiori, rischiando molto meno.

Nonostante qualche pregio, in generale, i CCT sono strumenti da utilizzare con le dovute cautele. Pur conservando un certo fascino sugli investitori italiani, è di vitale importanza inserire i Certificati di Credito del Tesoro all’interno di una pianificazione finanziaria personalizzata.

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