Fondo Pensione: cos’è e come funziona la Previdenza Integrativa

Fondo Pensione: cos’è e come funziona la Previdenza Integrativa


Come trascorrere una pensione finanziariamente serena? La previdenza complementare e, più nello specifico, i fondi pensione rispondono proprio a questa esigenza. Se ti stai chiedendo come funziona la pensione integrativa, sappi che in questo articolo cercheremo di spiegarti tutto nel modo più chiaro e semplice possibile (proprio come piace a noi 😇).

Abbiamo comunque un consiglio per te: visto che confrontarsi di persona è sempre utile, puoi fare una chiacchierata con il nostro partner Elsa per approfondire la tua situazione pensionistica e trovare la soluzione migliore per te. Il servizio è 100% digitale, gratuito e senza impegno!

Fondo pensione Elsa

Indice

Cosa sono la pensione integrativa e i fondi pensione?

Attivare una pensione integrativa – nota anche come pensione complementare – è un metodo che permette, in modo facoltativo, di integrare la previdenza di base o obbligatoria (quella fornita dall’INPS o da altro ente similare). Nota bene: questa pensione si aggiunge a quella obbligatoria, non la sostituisce!

Nell’ambito della pensione complementare, uno degli strumenti più utilizzati è il fondo pensione.

Cos’è il fondo pensione? Si tratta di un prodotto di risparmio e investimento che consente di accumulare soldi durante la vita lavorativa di ciascuno, per poi usufruirne – con gli interessi – con l’arrivo dell’età pensionabile.

Ma come funzionano i fondi pensione? In parole semplici:

  1. Vengono alimentati da somme versate anno dopo anno;
  2. Tali somme vengono poi investite da chi gestisce il fondo al fine di maturare dei rendimenti;
  3. Al momento della pensione i soldi vengono restituiti all’intestatario secondo le modalità scelte (tutti insieme oppure in quote mensili, proprio come una pensione).
come funziona pensione integrativa

L’entità della cifra maturata dipende dall’ammontare dei contributi versati e dagli anni di contribuzione. A questo vanno poi sottratti i costi di gestione del fondo e vanno sommati i rendimenti maturati grazie all’attività di investimento.

Il fondo pensione può essere alimentato da tre fonti:

  • TFR: il Trattamento di Fine Rapporto può essere versato in un fondo a parte anziché tenerlo in azienda (la classica domanda che ti viene fatta quando inizi un nuovo lavoro);
  • Contributo volontario: è un’ulteriore somma che il lavoratore può versare ogni mese in aggiunta al TFR;
  • Contributo datoriale: si tratta di un contributo che il datore può o deve versare nel fondo (a seconda delle regole del fondo scelto) se il dipendente sceglie di versare il contributo volontario.

💡 Non è mai troppo presto per aderire a un fondo di previdenza complementare: infatti prima lo farai, più soldi metterai da parte e maggiori saranno gli interessi maturati sulla cifra accantonata. Ciò non toglie che tu possa farlo anche a 40 o 50 anni!

Cosa succede al raggiungimento della pensione?

Maturati i requisiti per andare in pensione, e a patto di aver versato soldi nel fondo pensione per almeno 5 anni, puoi usufruire dei tuoi risparmi sotto forma di rendita o di capitale.

A questo punto, raggiunta la pensione, hai a disposizione 3 strade:

  • Rendita vitalizia: un versamento mensile di pensione integrativa che va a integrare la pensione obbligatoria e che può prevedere la reversibilità agli eredi in caso di morte dell’intestatario.
  • 50% di rendita vitalizia e 50% di capitale: metà della somma maturata viene restituita immediatamente e metà viene corrisposta mensilmente;
  • 100% capitale: la somma viene interamente restituita solo se la rendita che si otterrebbe risulta inferiore a un determinato ammontare parametrato all’assegno sociale INPS.

👉 Cosa succede in caso di morte dell’intestatario prima o dopo il raggiungimento della pensione? La pensione integrativa può essere reversibile al coniuge o ad altri eredi, quindi in questo caso saranno loro a riscattare quanto maturato.

Tipologie di pensione integrativa

Sono 3 le soluzioni utili a mettere da parte soldi in vista della pensione, tutte sottoposte alla vigilanza della COVIP e disciplinate dal D.Lgs. 252/2005. Andiamo ad analizzarle una per una.

  1. Fondi Pensione Chiusi (FPC): sono riservati a determinate categorie professionali e prevedono il versamento di un contributo datoriale (se il lavoratore decide di versare nel fondo – oltre al TFR – anche un contributo volontario, allora anche il datore di lavoro è tenuto a versare un contributo).
  2. Fondi Pensione Aperti (FPA): sono accessibili a tutti e prevedono l’obbligo del contributo datoriale se l’adesione è collettiva (in caso contrario, il datore di lavoro può comunque scegliere di versarvi eventuali premi o bonus).
  3. Piani Pensionistici Individuali (PIP): presentano caratteristiche simili agli FPA ma, mentre questi ultimi sono gestiti principalmente da banche e società di gestione del risparmio, i PIP sono offerti dalle compagnie assicurative.

💡 Qualsiasi sia la forma pensionistica complementare scelta, sappi che ogni 2 anni è possibile cambiarla a patto di possedere gli eventuali requisiti di ingresso. Così facendo potresti accedere a soluzioni con minori costi, maggiori interessi o altri vantaggi.

Vantaggi fiscali dei fondi pensione

Oltre all’ovvio vantaggio di godersi una pensione più serena, l’adesione a un fondo pensione porta con sé anche dei benefici fiscali, come stabilito dalla legge del 1° gennaio 2007 😎

VANTAGGI FISCALI IN BREVE

Fase di contribuzione Deducibilità dal 730 con massimale di 5.164,57€/anno
Fase di gestione Tasse sui rendimenti al 20% anziché al 26%
Fase di prestazione Tassazione 9%-15% anziché 23%-43%

Andiamo a vedere ciascun punto nel dettaglio.

➡️ FASE DI CONTRIBUZIONE
I contributi versati nel fondo (ad esclusione del TFR) da te, dal datore di lavoro o da eventuali familiari fiscalmente a carico risultano deducibili fino a 5.164,57€ annui.

Cosa si intende con “spesa deducibile?” Significa che si sottratte direttamente dal reddito complessivo. 

👉 Esempio
Hai un reddito di 30k€ ma hai versato un contributo di 2000€ -> il tuo reddito risulta essere quindi 28k€ (30k – 2k), cifra su cui si calcolano le tasse dovute.

Dal momento che i contributi abbassano il tuo reddito complessivo, saranno minori anche le tasse da pagare ogni anno con la dichiarazione dei redditi.

➡️ FASE DI GESTIONE

Anche la tassazione sui rendimenti è ridotta rispetto al solito. Nel dettaglio:

  • 12,5% sui rendimenti da Titoli di Stato (aliquota applicata anche in casi diversi dai fondi pensione);
  • 20% sui rendimenti da azioni e obbligazioni (dove normalmente l’aliquota è del 26%).

➡️ FASE DI PRESTAZIONE

Arrivata la pensione, finalmente puoi usufruire dei tuoi soldi ma anche in questo caso dovrai pagare delle tasse. Normalmente, se il TFR viene liquidato dall’azienda, esso viene tassato con l’aliquota IRPEF degli ultimi 5 anni (tra 23% e 43% in base al reddito), invece in caso si trovi in un fondo pensione l’aliquota scende tra il 9% e il 15%

Il numero preciso è determinato dagli anni di permanenza nel fondo: fino a 15 anni la tassazione è al 15%, poi scende di 0,30% ogni anno fino a un minimo di 9%.

Svantaggi dei fondi pensione

Se paragonato ad altre soluzioni di risparmio e investimento, il fondo pensione presenta alcuni svantaggi:

  • Vincolo di durata: in base a quando scegli di aderire al fondo, gli anni che ti separano dalla riscossione del tuo investimento possono essere anche più di 30. Esistono, però, dei casi in cui è possibile riscattare in anticipo il montante maturato, in parte o totalmente. Ne parliamo più avanti, in questo paragrafo.
  • Limite di prelevamento del capitale alla pensione: nella maggior parte dei casi, raggiunta la pensione non puoi ottenere subito l’intero montante maturato; dovrai infatti accettare che almeno il 50% di questo ti venga restituito sotto forma di rendita mensile.
  • Rendimento dell’investimento: rispetto ad investimenti azionari puri, i fondi pensione possono essere meno redditizi. Il motivo? In questo tipo di prodotto finanziario vige sempre la regola della prudenza, dal momento che l’obiettivo non è la massimizzazione dei profitti ma un giusto bilanciamento tra rischi e interessi maturati. E come l’economia ci insegna, c’è una relazione inversamente proporzionale tra rischio e rendimento.

Come scegliere e aderire a un fondo pensione

Se dopo questo breve excursus hai capito quanto sia importante per il tuo futuro avere una forma pensionistica complementare, ora non ti resta che scegliere un fondo pensione.

Nel selezionarlo, puoi seguire questi step:

  1. Valuta a quali fondi puoi accedere: verifica se esistono fondi negoziali per la tua azienda, categoria o territorio. In caso contrario puoi optare per un fondo pensione aperto o un Piano Pensionistico Individuale.
  2. Fai un confronto dei fondi pensione, soprattutto per quanto riguarda costi, regolamento e flessibilità. Puoi aiutarti con il sito della COVIP, ma dal momento che ci sono veramente tantissime opzioni, ricorda che un piccolo aiuto da parte di esperti può sempre tornare utile. 
  3. Verifica il rendimento storico dei fondi, disponibile anch’esso sul sito della COVIP, che permette di valutare il loro andamento negli anni. Per quanto utile a farti un’idea, prendi comunque con le pinze questo dato perché, come ricordato anche dalla COVIP “I rendimenti realizzati nel passato NON sono indicativi dei rendimenti futuri”.
  4. Scegli la linea di investimento in base alla tua propensione al rischio, ai tuoi obiettivi finanziari e agli anni mancanti alla pensione.
  5. Scegli quanto devolvere nel fondo: può essere solo il TFR oppure anche un contributo aggiuntivo; importo e frequenza possono essere decisi liberamente nella maggior parte dei casi.
  6. Aderisci al fondo pensione compilando il modulo o il form online sul sito dell’ente.

Tale modulo spesso include i seguenti dati:

  • Dati dell’aderente (nome, cognome, codice fiscale, ecc);
  • Dati dell’azienda (se lavoratore dipendente);
  • Professione e titolo di studio;
  • Scelta della linea di investimento;
  • Nomi di chi può riscattare la pensione in caso di decesso dell’aderente;
  • Le modalità di contribuzione e pagamento.

Vuoi aprire un fondo pensione ma non sai da dove cominciare?

Fai due chiacchiere con il team di Elsa: ti aiuteranno a capire qual è la soluzione migliore per te, gestendo anche tutta la burocrazia (gratuitamente 😎)

Ecco a te una tabella che riassume le informazioni principali sul tema ⬇️

FONDO PENSIONE, IN BREVE

Cos’è Prodotto finanziario o assicurativo di risparmio e investimento
Obiettivo Pensione complementare
Chi può aderire Tutti, lavoratori e non
Modalità di contribuzione ▪️ TFR
▪️ Contributo lavoratore
▪️ Contributo datore di lavoro
▪️ Welfare
Dettagli contributo lavoratore ▪️ Facoltativo
▪️ Cifra e periodicità variabili
Flessibilità Possibilità di cambiare fondo ogni 2 anni
Anticipazioni o riscatto anticipato Possibile a certe condizioni
Vantaggi ▪️ Migliore qualità di vita in pensione
▪️ Agevolazioni fiscali
Svantaggi ▪️ Vincolo temporale e di riscatto
▪️ Rendimento investimento
Ente di vigilanza COVIP
Tutele ▪️ Impossibilità di fallimento sancita per legge
▪️ Separazione tra contributi e patrimonio dell’ente
▪️ Controlli interni ed esterni obbligatori

Domande e risposte sui fondi pensione

Abbiamo condiviso con te le informazioni più importanti sui fondi pensione, ma sicuramente hai ancora molte domande per la testa. Nessun problema: di seguito proviamo a rispondere a tutti i quesiti più comuni 👇

A cosa serve aprire un fondo pensione?

Come forse già saprai, con l’andare degli anni le pensioni nel nostro Paese sono destinate a diventare sempre più esigue rispetto all’ultima retribuzione percepita, per un motivo molto semplice: ci sono sempre meno persone che producono reddito e sempre più persone che percepiscono una pensione.

Sta quindi a ciascuno di noi prepararsi adeguatamente alla pensione, anche se questa fase della vita sembra ancora lontana. 

Grazie a un fondo pensione è possibile ridurre il cosiddetto “tasso di sostituzione”, ossia la differenza percentuale tra lo stipendio attuale e la pensione. Ad esempio, un tasso di sostituzione del 50% significa che la tua pensione sarà la metà dello stipendio.

😱 Vuoi scoprire il tuo tasso di sostituzione previsto? Se versi i contributi all’INPS puoi farlo con lo strumento “La mia pensione futura”: qui troverai anche la data di pensionamento prevista e l’importo della pensione stimato.

Per darti un’idea, questi sono i tassi di sostituzione lordi stimati nel rapporto 2023 della Ragioneria Generale dello Stato per gli anni 2020, 2050 e 2070:

DIPENDENTI AUTONOMI
2020
Pensione obbligatoria
😊 72% 😊 55%
2050
Pensione obbligatoria
😨 59% 😨 47%
2050
Pensione obbligatoria + integrativa
📈 68% 📈 57%
2070 
Pensione obbligatoria
😨 59% 😨 47%
2070
Pensione obbligatoria + integrativa
📈 66% 📈 56%

Nelle righe con dicitura “Pensione obbligatoria + integrativa” puoi notare come migliora il rapporto tra ultimo stipendio e pensione totale, proprio grazie all’apporto dato dalla pensione integrativa.

Chi può iscriversi a un fondo pensione integrativo?

Chiunque può aderire a un fondo pensione, che si tratti di lavoratori o meno, a patto che manchi almeno un anno al raggiungimento dell’età pensionabile:

  • Lavoratori dipendenti privati o pubblici (anche con contratti a progetto o occasionale);
  • Lavoratori autonomi e liberi professionisti;
  • Soci lavoratori e i lavoratori dipendenti di società cooperative di produzione e lavoro;
  • Soggetti senza reddito fiscalmente a carico, anche minorenni;
  • Persone che svolgono lavori non retribuiti in relazione a responsabilità familiari;
  • Percettori di redditi diversi da lavoro (ad esempio immobili).

Il fondo pensione è sicuro?

L’idea che l’ente gestore del fondo possa fallire portando così alla perdita dei risparmi di una vita è uno dei blocchi principali in moltissime persone. Facciamo quindi chiarezza su questo tema fondamentale:

L’art. 15 del D.Lgs. 252/05 recita: “Ai fondi pensione si applica esclusivamente la disciplina dell’amministrazione straordinaria e della liquidazione coatta amministrativa, con esclusione del fallimento.” In altre parole: i fondi pensione non possono fallire.

Ciò è garantito dalla separazione tra i tuoi soldi versati nel fondo pensione (detenuti presso una Banca depositaria) e il patrimonio dell’ente che lo gestisce, il quale non può utilizzarli per le sue attività. Allo stesso modo, i tuoi contributi non sono utilizzati per distribuire le rendite a chi è già in pensione – come invece accade nel sistema pensionistico obbligatorio.

Insomma, i tuoi soldi non possono essere utilizzati in alcun modo, né per attività ordinarie della banca o assicurazione, né in caso di fallimento della stessa.

Ciò che può accadere è invece la liquidazione del fondo, in parole povere la sua “chiusura”: in questo caso potrai scegliere un nuovo fondo su cui trasferire i tuoi risparmi e i rendimenti maturati, senza alcuna penalizzazione.

Quali linee di investimento offrono i fondi pensione?

Come abbiamo detto, i soldi che versi nel fondo vengono investiti dagli enti che lo gestiscono per maturare così degli interessi. Tu potrai scegliere, in base alla tua propensione al rischio, quali linee di investimento attivare tra:

  1. Linee garantite: si garantisce un interesse minimo o per lo meno la restituzione dell’intero capitale versato;
  2. Linee obbligazionarie pure o miste: puoi scegliere obbligazioni o ETF obbligazionari;
  3. Linee bilanciate: queste prevedono che ci sia equilibrio tra l’investimento in azioni e in obbligazioni;
  4. Linee azionarie, cioè prevalentemente investimento in azioni.

Spostandoci dalla prima all’ultima aumentano sia i rischi sia i potenziali interessi. Per bilanciare al meglio rendimenti e rischi puoi cambiare i tuoi investimenti nel corso del tempo. Un altro fattore da considerare, infatti, sono gli anni mancanti alla pensione pubblica.

💡 Secondo la strategia “life-cycle, a inizio carriera puoi correre maggiori rischi investendo di più in azioni, mentre man mano che ti avvicini all’età pensionabile dovresti spostarti su investimenti più sicuri.

E se mi servisse il denaro prima della pensione?

Esistono dei modi per riscattare anticipatamente quanto messo da parte nel fondo pensione, ma solo in determinate condizioni. Vediamole nel dettaglio.

1. Anticipazione

Serve a prelevare parte di quanto accantonato in vista di:

  • Spese sanitarie straordinarie: devono essere comprovate e derivanti da gravi condizioni di salute dell’intestatario, del coniuge o dei figli. La percentuale ottenibile è pari al 75% del montante maturato.
  • Acquisto o ristrutturazione della prima casa per sé o per i figli, ma solo se sono passati almeno 8 anni dall’apertura del fondo. La soglia massima è il 75% del capitale.
  • Motivi personali: anche in questo caso devono essere trascorsi almeno 8 anni ma la cifra prelevabile scende al 30% di quanto maturato.

2. Riscatto

Il riscatto permette l’accesso a parte o alla totalità dei soldi presenti nel fondo ma a determinate condizioni: puoi riscattare il 50% della somma maturata in caso di disoccupazione o cassa integrazione per oltre un anno, e il 100% se questa condizione persiste per più di 4 anni.

Un altro caso che consente il riscatto totale è l’invalidità permanente che comporta la riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo. 

Per chi ha aderito a un fondo pensione su base collettiva, si aggiungono anche altre 2 casistiche: la cessazione dell’attività lavorativa e il cambio di posto di lavoro.

3. Pensione anticipata con la RITA

La RITA (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata) permette di anticipare la pensione utilizzando tutto o parte del capitale accumulato nel fondo pensione per ricevere una rendita mensile. 

Può tornare utilissimo in caso di disoccupazione nella parte finale della vita lavorativa o se si decide di smettere di lavorare con qualche anno di anticipo per qualsiasi ragione.

Proprio come accade con la rendita post-pensione (e a breve lo vedremo nel dettaglio), anche la RITA viene tassata in modo agevolato con un’aliquota tra il 9% e il 15%.

⚠️ Attenzione, però: occorre rispettare alcuni requisiti per poter usufruire della RITA. In particolare bisogna:

  • Essere inoccupati al momento della richiesta;
  • Avere un fondo pensione da almeno 5 anni;
  • Aver versato almeno 20 anni di contributi per la pensione obbligatoria;
  • Avere meno di 5 anni lavorativi rimanenti prima del raggiungimento della pensione di vecchiaia (oppure meno di 10 anni qualora non si lavori già da 2).

Nel momento in cui maturerai i requisiti imposti dallo Stato, potrai iniziare a ricevere anche la pensione obbligatoria.

Stai iniziando a pensare che forse questa previdenza complementare non è affatto male? Allora puoi trovare il fondo pensione migliore per te con la guida di Elsa: il servizio è gratuito e 100% digitale 🙂

Fondo pensione Elsa

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TFR: meglio lasciarlo in azienda o portarlo sul fondo pensione?

Il TFR (Trattamento di fine rapporto) è un elemento della retribuzione erogato dal datore di lavoro alla cessazione del rapporto di lavoro, sia che si tratti di dimissioni o di licenziamento, e corrisponde circa a una mensilità lorda per ogni anno di servizio. 

Il dipendente può scegliere se lasciare il TFR in azienda oppure se trasferirlo in un fondo pensione così da riscattarlo al termine della vita lavorativa. Il TFR è la modalità più semplice per alimentare il fondo pensione, dal momento che questa scelta non va in alcun modo ad impattare la tua busta paga mensile.

Ma cosa è consigliabile fare, quindi? Il fondo pensione conviene oppure è meglio tenere il TFR in azienda?

Proviamo ad analizzare le implicazioni di entrambe le scelte con una tabella di confronto.

TFR IN AZIENDA TFR IN FONDO PENSIONE
Rendimento
1,5% fisso + il 75% dell’inflazione*
Rendimento
Dipende dalla linea di investimento scelta
Tasse
23%-43%In base all’aliquota IRPEF
Tasse
9%-15%In base agli anni di appartenenza al fondo
Anticipazioni
70% per spese sanitarie o acquisto prima casa, dopo 8 anni
Anticipazioni
75% per spese sanitarie (in qualsiasi momento) o acquisto prima casa (dopo 8 anni) + 30% per motivi personali dopo 8 anni
Alla pensione
Si riceve il 100% del capitale
Alla pensione
Puoi scegliere tra 100% capitale (a certe condizioni), 100% rendita oppure 50%-50%
Licenziamento o dimissioni
Si riceve il 100% del capitale
Licenziamento o dimissioni
Puoi scegliere di:
▪️ Tenere attivo il fondo
▪️ Ricevere il 100% del capitale (tasse al 23%)
▪️ Prelevare il 50% dopo un anno di disoccupazione e il 100% dopo 4 anni (tasse al 9-15%)

*Il TFR in azienda cresce nel tempo, aumentando ogni anno dell’1,5% fisso + il 75% dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati. In parole povere: più sale l’inflazione, più aumenta il tuo TFR. Se invece il tasso di inflazione è basso, il TFR non subirà grandi rivalutazioni.

I principali vantaggi del TFR nel fondo pensione anziché in azienda sono quindi le agevolazioni fiscali e la flessibilità che tale prodotto finanziario porta con sé. A questi si aggiunge (e non è cosa da poco 😅) la certezza di poter accedere al proprio TFR con i relativi interessi al termine della vita lavorativa, aspetto che in caso di aziende in difficoltà economica può rivelarsi per niente scontato.

Come portare il TFR in un fondo pensione?

I lavoratori privati sono chiamati a scegliere un fondo pensione in cui versare il TFR entro 6 mesi dall’assunzione. In caso contrario:

  • Se l’azienda ha un fondo aziendale o di categoria, la mancata decisione conta come silenzio assenso e il TFR viene versato in tale fondo;
  • Se l’azienda non ha un fondo, il TFR rimane nelle casse dell’azienda (o, per le aziende con più di 50 dipendenti, nel Fondo di Tesoreria gestito dall’INPS);
  • Il dipendente può aderire a un fondo in qualsiasi momento e iniziare ad alimentarlo con il TFR, ma a questo punto la scelta sarà irreversibile. Potrai inoltre scegliere di trasferire nel fondo pensione il TFR maturato precedentemente solo se lavori nel settore privato e se l’azienda aveva meno di 50 dipendenti nel 2006 (o, in caso di costituzione successiva a questo anno, fa fede la media di dipendenti assunti nel primo anno di vita dell’impresa).

E la tua azienda? Anche lei ci guadagna:
✔️ Esonero rivalutazione del TFR (1,5%+75% dell’inflazione)
✔️ Esonero fondo di garanzia pari allo 0,2% delle retribuzioni lorde
✔️ Riduzione oneri sociali pari allo 0,28% delle retribuzioni lorde
✔️ Deduzione fiscale pari al 4% o 6% del TFR

Quanto costa un fondo pensione complementare?

Dal momento che prevedono la presenza di consulenti impegnati nella gestione dei nostri soldi, i fondi pensione presentano dei costi. Ogni ente e fondo ha le sue policy di prezzo, ma in generale possiamo trovare:

  • Costi fissi, tra cui quello di apertura e i costi amministrativi annuali;
  • Costi di caricamento, ovvero una percentuale trattenuta da ciascun versamento al fondo;
  • Costi di gestione, anch’essi una percentuale ma in questo caso sul rendimento degli investimenti.

💡 Per conoscere i costi di un fondo pensione puoi cercare la scheda dei costi presente sul sito dell’ente, oppure puoi basarti sull’Indicatore sintetico di costo (ISC), un dato espresso in percentuale presente sul comparatore di fondi pensione creato dalla COVIP. A parità di condizioni, un ISC più basso garantisce un maggiore capitale accumulato.

Pensione integrativa? Passa all’azione 😎

Siamo giunti alla fine di questa guida completa sulla pensione integrativa e speriamo di aver fatto chiarezza su un tema importantissimo ma ancora troppo poco conosciuto. 

Ti salutiamo con un ultimo consiglio che ti aiuterà a mettere in pratica quanto hai appreso leggendo l’articolo 👇

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